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L’analisi del transfert, strumento di cura in psicoterapia per imparare a saper stare in relazioni sane.

L’analisi del transfert, strumento di cura in psicoterapia per imparare a saper stare in relazioni sane.

Data di pubblicazione: 27 settembre 2019

Transfert è un termine Freudiano usato per descrivere l’assegnazione all’altro di sentimenti e atteggiamenti associati a figure significative infantili.

Il transfert è praticamente una normale “proiezione” sull’altra persona di immagini interne, provenienti cioè dal proprio mondo interiore. E’ presente in ogni tipo di relazione interpersonale, ma nella relazione tra analista e paziente si manifesta in tutta la sua potenza e viene utilizzato dallo psicoterapeuta per portare avanti e concludere il processo psicoanalitico di guarigione. 

La relazione tra analista e analizzato è paragonabile a una qualsiasi storia d’amore, dove si mettono in atto emozioni di stima, affetto e amore per il partner ma anche competitività, invidia, gelosia e aggressività. Secondo Sigmund Freud, il transfert è una forma di innamoramento che prescinde dall’aspetto, dall’età e dal sesso dello psicoanalista, e si manifesta anche quando questi si mantiene distaccato dal paziente e conserva un comportamento riservato.

« Questo amore non si limita ad obbedire, diventa esigente, domanda soddisfazione di tenerezza e sensualità, pretende l’esclusività, si fa geloso, mostra sempre più l’altro suo aspetto, e cioè una prontezza a convertirsi in ostilità e vendetta, se non può raggiungere i propri scopi. Contemporaneamente, come ogni altro amore, soverchia qualsiasi altro contenuto psichico, spegne l’interesse [del paziente] alla cura e alla guarigione, sostituendo alla nevrosi un’altra forma di malattia »(Freud, La mia vita e la psicoanalisi, capitolo de I Fattori Sessuali, pag. 192)

In questo gioco di forze emotive l’analista è pienamente coinvolto ed infatti si parla di controtrasfert per esprimere la reazione emotiva e affettiva dell’analista al transfert del paziente.

Un amore pericoloso da gestire, dunque. Doloroso per il paziente che attraverso di esso riporta alla vita l’amore difficile della sua infanzia, pericoloso anche per l’analista, che ne può rimanere inviluppato, quando il controtransfert riporta alla vita il suo personale vissuto.

 Il punto in cui il lavoro dell’analista interviene per aiutare il paziente è proprio la capacità di prendere atto del transfert del paziente e del proprio controtransfert pur riuscendo a mantenere le distanze da essi.

In questo modo, l’analista che non rimane coinvolto dal transfert del paziente gli insegna una modalità di emancipazione dal transfert stesso, in altre parole un modo per prendere le distanze e sentirsene liberato, che è poi lo scopo della terapia psicoanalitica, in quanto si può dire che la terapia si ritiene conclusa proprio nel momento in cui il paziente si libera dalla dipendenza da un transfert di un conflitto infantile non risolto, cioè dalla necessità di ripetere continuamente le dinamiche del conflitto infantile.

Con il distacco, il paziente è aiutato ad esplorare il modo in cui le dinamiche delle relazioni passate sono usate in modo inappropriato nel presente.

 Secondo Freud alla base della nevrosi vi è una parte di vita amorosa deviata in modo anormale, per cui la nevrosi è causata esclusivamente da fattori sessuali.

Il transfert è infatti la proiezione sulla persona dello psicoanalista di un complesso di Edipo/Elettra che non è stato risolto, e quindi di una sessualità/amore infantile mal vissuti. Per Freud il transfert ha le caratteristiche di un amore infantile, che non ha riguardo per l’età, il sesso, l’aspetto e il comportamento della persona dell’analista. Via via che si procede nell’analisi il contenuto rimosso riemerge nella parte cosciente dell’Io e si manifesta come un grande amore, con un forte carico di libido e sofferenza.

Il transfert, come una normale proiezione, è un modo di portare alla luce un contenuto dell’inconscio rimosso e inaccettabile. Ecco che Freud afferma che « Il paziente riproduce, in forma intuibile, attuale, in luogo di ricordare. […] il ricordare è un rivivere »

Il transfert viene per cosi dire riproposto per essere risolto proprio mentre è nel presente.

Il paziente riproduce, come una messa in scena, quanto ha avuto luogo nella sua vita affettiva anni prima, e questo rivivere è come un ricordare. Riaffiorano alla coscienza pulsioni, sentimenti quasi sempre di natura conflittuale e ambivalente, odio e amore vissuti nell’infanzia nei confronti di figure fortemente significative come i genitori e che vengono rivolti al terapeuta con intense spinte libidiche. Freud parla di transfert positivo e negativo in base al sentimento prevalente nei confronti del terapeuta, che può essere affetto o ostilità. Nel transfert cosiddetto positivo si nasconde inconsciamente l’aspettativa di essere amati in chiave infantile che genera successivamente atteggiamenti di forte delusione aperta o nascosta; nel transfert negativo l’atteggiamento ostile è manifesto. In entrambi i casi si mette in evidenza la difficoltà della relazione col genitore, la sofferenza del paziente nell’aver vissuto il “non-amore”..

Il transfert mette in luce la nevrosi del paziente attraverso questi due aspetti: la “coazione a ripetere”, ripetizione delle esperienze e degli atteggiamenti infantili nel presente in attesa che il conflitto venga risolto, e il trasferimento sull’analista di una figura interna.

Da precisare che le esperienze vissute nel passato non vengono rivissute realisticamente, ma si manifestano soprattutto con immagini rappresentative, fantasie e simboli. Freud afferma che, quando un investimento libidico infantile è rimasto “parzialmente insoddisfatto”, il soggetto “è costretto ad avvicinarsi con rappresentazioni libidiche anticipatorie ad ogni nuova persona che incontra. (…) In altre parole il soggetto vede in ogni persona nuova che incontra il potenziale genitore in grado di completare il soddisfacimento dei suoi bisogni infantili. La nevrosi consiste proprio nella necessità avvertita dal soggetto di rivivere le situazioni del passato nella speranza che abbiano un esito diverso e soddisfacente.

È’ dunque normalissimo e comprensibile che l’investimento libidico, parzialmente insoddisfatto, con tutto il suo carico di aspettative, si rivolga anche alla persona del medico.

Secondo Freud la persona inserirà il medico in una delle ‘serie’ psichiche che ha formato fino a quel momento”. Queste “serie” possono essere fondamentalmente “l’imago materna”, “l’imago paterna”, “l’imago fraterna”. Questa “imago” (o immagine o oggetto interno), che viene trasferita sull’analista, non rispecchia le caratteristiche reali della madre o del padre, bensì riflette il modo in cui tali figure sono state internamente percepite, vissute, desiderate e temute nell’infanzia.

Le figure genitoriali in origine sono state introiettate, ma contemporaneamente sono state distorte dalla proiezione degli impulsi del soggetto (specie quelli aggressivi), per cui risultano deformate.

Il paziente, anche, può trasferire sull’analista la figura del genitore non come era stato da lui vissuto, ma come era stato desiderato.

Queste figure interne, come una sorta di prestampo, vengono inconsciamente proiettate sulla persona che si incontra prima ancora di verificare gli effettivi comportamenti di tale persona, e con esse i propri sentimenti di odio o aspettative di amore.

In pratica sono le figure fantastiche che costituiscono la base del transfert, sulla cui analisi si basa la terapia.

Lo psicoanalista non risolve il conflitto originario né cedendo al transfert, né irrigidendosi e abbandonando la terapia.

« L’unica via d’uscita dalla situazione della traslazione consiste nel riannodarla al passato dell’ammalato, così come egli lo ha effettivamente vissuto, o come lo ha costruito nella sua immaginazione agente al servizio dei suoi desideri »

La soluzione del conflitto transferale implica la simultanea soluzione del conflitto infantile del quale è una nuova rivisitazione.

La nevrosi e le fantasie di transfert del paziente spariscono quando questi ha rivissuto i propri istinti e li ricorda senza tentativi di rimozione, quando ne diviene cosciente, quando si costruisce un Io più forte dell’inconscio e della coscienza morale (Es e Super-Io) e così ritrova la sua unità.

Ma qual è l’elemento chiave dell’azione dello psicoterapeuta nel risolvere il transfert?

Freud stesso aveva detto una volta, in una lettera a Jung, che “la psicoanalisi è la cura dell’amore”.

L’amore nella relazione tra psicoanalista e paziente si manifesta apparentemente attraverso il transfert. L’amore di transfert nei confronti del terapeuta non è per così dire “irreale”, ma solo malato.

L’amore si manifesta da parte del terapeuta con l’attenzione costante sul paziente, con l’ascolto e la comprensione. Si manifesta con l’accettazione, la guida, l’incoraggiamento, il confronto, la sua presenza virtuale sempre costante e la sua offerta di aiuto in quello che per il paziente è un viaggio nell’inconscio più buio per ritrovare la luce. Plausibilmente sono queste le caratteristiche peculiari di un genitore che sono mancate al bambino divenuto un adulto “complessato”.

Il paziente è naturalmente portato a ricambiare l’amore di tipo “genitoriale” ricevuto dallo psicoterapeuta, ma non riesce a farlo nel modo più naturale e gioioso perché nella sua antica relazione con i genitori non ha appreso un modo “corretto” di amare. Ecco che alla offerta di amore “genitoriale” un paziente ricambia con un amore infantile che nelle sue modalità mette in luce le sue necessità, i suoi antichi bisogni e i vuoti affettivi. Fondamentalmente evidenzia l’incapacità del paziente di una risposta affettiva adeguata, e cioè il suo “non saper amare”, dovuto alla impossibilità di esprimere il suo amore nella relazione col genitore o nel non riconoscere nel comportamento del genitore il valore del proprio amore. Il transfert è estremamente utile perché porta alla luce la modalità infantile con cui il paziente ha amato il genitore e le sue problematiche.

Gli esseri umani soffrono fondamentalmente per non essere stati amati abbastanza o nel modo appropriato. All’origine di una malattia psichica o di un disagio c’è spesso una ferita d’amore che li accompagna per tutta la vita. Il complesso Edipico altro non è che una ferita d’amore, la prima e la più grande.

A questa ferita primaria l’Io risponde con i suoi meccanismi di difesa. Avremo una bassa auto-stima o al contrario una eccessiva autostima, tendenza alla depressione o al narcisismo. Avremo un senso di identità e di valore personale molto scarso, come nella personalità borderline, avremo oppure personalità autoritarie.

Ma le ferite d’amore possono essere curate solo dall’amore. Il paziente però viene confuso dal suo transfert. L’intensa carica libidica con cui trasferisce la sua immagine interna sul medico lo porta spesso a desiderare con lui un amore fisico o romantico. Quando questi desideri si manifestano da entrambe le parti è bene prenderne atto, ma non lasciarsene possedere perché non è questo tipo di amore quello di cui il paziente ha veramente bisogno.

L’amore che si manifesta in psicoterapia è libido nel senso freudiano, che scorre dal terapeuta verso il paziente e attraverso quest’ultimo torna indietro al terapeuta. Ed è un reale rapporto di amore. Si manifesta, da parte del medico, con la comprensione del suo paziente, con l’interesse nei suoi confronti e col suo impegno costante nel volerlo aiutare interpretando il suo transfert.

L’amore offerto dal terapeuta diviene per il paziente dipendenza. L’analista diviene il genitore che si occupa degli antichi bisogni rimasti da anni in attesa di soddisfazione. Riempie quel vuoto infantile e il paziente ne diventa dipendente. Come in tutte le dipendenze si manifesta la sua fragilità, la sua debolezza e il suo bisogno, la sua paura e la sua disperazione.

Alla fine la vera guarigione è la capacità che il paziente acquisisce di aprire il proprio cuore all’amore del medico. Lasciar andare le proprie difese, essere se stesso, imparare a sopportare la paura di essere abbandonato, ferito o rifiutato, e ricambiare con gioia l’amore che sente provenire dal suo terapeuta.

Il rapporto tra analista e paziente non è diverso da quello tra maestro spirituale e discepolo, perché anche questo è fatto di amore e mira all’insegnamento al discepolo, da parte del maestro, della emancipazione dalla dipendenza dal maestro stesso e di come divenire padrone della propria energia.

E tutto si semplifica con una sola frase: imparare ad amare.

La nevrosi è una ripetizione coatta di emozioni del passato e della ricerca disperata di un essere umano che aiuti ad imparare ad amare.

Il transfert erotico, come lo chiama Freud, romantico o sessuale, anche se può non sembrare amore “reale” per così dire, è potente e trasformante. Se riconosciuto e accettato è la chiave per la guarigione della ferita d’amore.

Nell’analisi del transfert vengono riportate alla luce sentimenti di rabbia, ostilità e malinconia, ma anche una immensa carica di energia libidica, energia d’amore che viene liberata e che il paziente, “imparando ad amare”, rivolge per primo al suo terapeuta, e poi al mondo esterno.

Questo sorriso di amore segna il momento in cui il paziente non ha più “bisogno” del suo terapeuta e se non ha guarito del tutto la sua ferita ha però imparato a prendersene cura.

Alexia Meli


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