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Attività Istituzionali

  • Attività istituzionali

    Attività istituzionali

    Psicoterapia economicamente accessibile, qualitativa e professionale. L’Associazione PSY ONLUS considera “la psicoterapia un bene che deve essere fruibile a tutti, indistintamente da sesso, religione, etnia, posizione. Questa mission personale e professionale, oltre che essere presente nella pratica professionale individuale, ha trovato forma nella costituzione nel 2005 dell’Associazione PSY ONLUS – Consultorio Psicoterapia e Psicologia Clinica. Questa realtà garantisce l’utenza in quanto il lavoro in rete di un professionista determina una costante valutazione della sua qualità professionale, oltre che dell’aderenza al codice deontologico professionale, elementi fondamentali nell’esercizio di qualsiasi professione ma che in questa sono necessari più dei titoli accademici.
  • Psicoterapia per tutti

    Psicoterapia per tutti

    Si tratta di servizi che, utilizzando specifiche tecniche terapeutiche, propongono percorsi di comprensione e cambiamento, profondo e globale, dei processi personali attraverso i quali le persone si limitano e si mantengono nel disagio.

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  • Sportello di Ascolto Psicologico

    Sportello di Ascolto Psicologico

    Lo Sportello di Ascolto Psicologico è stato pensato e voluto come uno spazio di accoglienza delle persone, dentro il quale è possibile offrire risposte ai vari interrogativi che via via vengono a formarsi nel corso della vita.Lo Sportello è un Servizio Gratuito e di libero accesso ed è aperto ogni primo sabato del mese presso la sede della nostra associazione dalle ore 10 alle ore 13.

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  • Sportello famiglia

    Sportello famiglia

    Lo Sportello Famiglia è un’attività di prevenzione della gestione della conflittualità genitoriale finalizzata alla riduzione del danno evolutivo sui figli minori.

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  • Sportello Benessere Alimentare

    Sportello Benessere Alimentare

    Il benessere alimentare è un fattore preventivo della salute delle persone.

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  • Sportello per le vittime di Cyberbullismo

    Sportello per le vittime di Cyberbullismo

    L’associazione Psy si rende attiva nella lotta a questo tipo di comportamenti, mettendo a disposizione uno spazio settimanale di accoglienza e supporto alle giovani vittime.

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  • Emergenza Covid-19

    Emergenza Covid-19

    L’Associazione ha attivato il Sportello Send Help – intervento psicologico per aiutare a sostenere l’emergenza emotiva derivante dalla pandemia e lo Sportello a Distanza per sostenere le donne vittime di violenza e con problemi di dipendenza psicologica

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  • Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi

    Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi

    Sono consulenze specialistiche per disagi relativi alla sfera personale e psichica finalizzate all’inquadramento diagnostico e alla cura attraverso lo sviluppo di un piano terapeutico

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  • Mediazione familiare

    Mediazione familiare

    La Mediazione si pone l’obiettivo di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un’ottica di continuità genitoriale.

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  • Sai a chi rivolgerti?

    Sai a chi rivolgerti?

    Sono consulenze specialistiche per disagi relativi alla sfera personale e psichica finalizzate all’inquadramento diagnostico e alla cura attraverso lo sviluppo di un piano terapeutico

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  • Rete Territoriale

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INFORMAZIONI
  • Consulenza competente

    La malpratique professionale è ancora diffusa e crediamo che una utenza informata possa essere un viatico alla svolgimento corretto di una professione molto utile e che amiamo.

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  • Colloquio Psicologico Gratuito

    La consulenza psicologica gratuita è un intervento, se effettuato sulla base di specifiche competenze professionali e tecniche, che ha di per se una azione di cura ed è una prestazione professionale che ha già la potenzialità di generare il cambiamento.

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  • Codice deontologico

    In 42 articoli il testo approvato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine nell'adunanza del 27-28 giugno 1997.

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  • Diritti del paziente

    Quando si fa ricorso ad un servizio psicologico si è in presenza, dal punto di vista legale, di un mandato. Lo psicologo specialista s’impegna a svolgere con cura il compito affidatogli.

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  • Quanto può durare la Psicoterapia

    La durata della psicoterapia, oltre che dai tempi interni della persona e dalla sua situazione di partenza, dipende inoltre dagli obiettivi che vengono posti insieme tra terapeuta e paziente.

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  • Parcella deducibile / rimborsabile

    Chiedete fin dall’inizio quanto costa la consulenza o la terapia. Le assicurazioni complementari coprono una parte dei costi per psicoterapie fornite da psicoterapeuti liberi professionisti.

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  • Codice di condotta

    Relativo all'utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell'attività professionale degli psicologi.

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  • Erogazioni liberali alle ONLUS

    Le persone fisiche possono dedurre dal reddito complessivo le liberalità erogate a favore delle Onlus, nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di € 70.000,00 annui.

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  • Consulenza o Terapia?

    Rivolgersi allo psicologo – psicoterapeuta non significa per forza impegnarsi in un lungo (e quindi anche costoso) percorso.

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  • Quanto costa la Psicoterapia

    L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha stabilito dagli ordini professionali che prevede il costo di ogni singolo incontro a seconda del tipo di intervento (individuale, di gruppo, familiare, ecc.).

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Procrastinazione: un tentativo di regolare le emozioni

Perché procrastini? (…non ha nulla a che fare con l’autodisciplina o con la pigrizia!)

Procrastinazione: un tentativo di regolare le emozioni – Pubblicato da Psy il 31.08.2019

Secondo alcuni autori la procrastinazione può essere intesa come una reazione a stati emotivi dolenti che si faticano a gestire. La procrastinazione è un processo “esistenziale” più profondo e complesso di quanto appare, che solleva riflessioni sulla nostra capacità di padroneggiare le azioni, di determinare come investiamo il nostro tempo e come disegniamo il nostro futuro.

Qualche mese fa è uscito sulla versione digitale del New York Times, un interessante articolo a firma di Charlotte Lieberman, che inquadra in maniera interessante la “procrastinazione”, un comportamento sicuramente più difficile da pronunciare, che da mettere in atto!

L’articolo ha il merito di non limitarsi a fornire soluzioni pratiche (per altro utili, come problem solving, time management ecc) ma fare luce sul nucleo problematico che dà origine all’attitudine seriale a rimandare, ovvero la “relazione complicata” tra noi e le nostre emozioni.

A chi non è mai capitato…? Trovarci di fronte a un impegno, riprometterci di portarlo diligentemente a termine… e dirottare inesorabilmente la nostra attenzione verso altre attività, magari utili e lodevoli, ma decisamente meno prioritarie. Ed ecco che la raccolta dei documenti per la dichiarazione dei redditi viene rimandata in favore di una bella spolverata alla collezione di vinili. La prenotazione della visita medica è sostituita dal lavaggio dell’automobile (che non puliamo da 6 mesi…), la stesura dell’ultimo capitolo della tesi viene posticipata al termine dell’episodio della serie TV consigliata dal collega… e così via.

Quali sono i motivi che ci spingono a procrastinare?

I tentativi di spiegazione di tale fenomeno comunemente presi in esame, spesso includono pigrizia, negligenza, scarso senso del dovere (“Ce la potrebbe fare… ma non si applica!”). Ma anche cattiva gestione del tempo, scarsa pianificazione delle attività, insufficiente efficacia nella risoluzione dei problemi (“Ce la potrebbe fare… prova ad applicarsi… ma lo fa male!”). Ciò che caratterizza la procrastinazione, tuttavia, non è solo l’atto di sospendere e rimandare un’attività… ma anche la disturbante percezione emotiva che ne consegue. La sensazione che stiamo andando contro ciò che ci suggerisce il buon senso. Di fatto è un “auto-sabotaggio” bello e buono. Inizialmente ci solleva dall’ansia, ma poi non ci fa sentire a posto con noi stessi.

Essere dei procrastinatori, insomma, è una cosa fortemente irrazionale. Allora perché lo facciamo? Secondo Tim Pychyl, professore di psicologia e membro del Gruppo di Ricerca sulla Procrastinazione dell’Università di Carleton di Ottawa, la procrastinazione non è una condotta causata da pigrizia o scarsa vocazione alla gestione degli impegni, ma una reazione di fronte a stati emotivi dolenti che si faticano a gestire: ansia, timore di solitudine o di critica, inadeguatezza, senso di colpa ecc.

In uno studio del 2013 Pychyl e Sirois hanno descritto la procrastinazione come il prevalere dell’urgenza di gestire immediatamente un’emozione dolorosa, rispetto al vantaggio a lungo termine di portare avanti un’attività. Insomma, meglio occuparsi della gallina oggi, che pensare all’uovo di domani.

L’avversione verso un’attività è certamente legata alla natura dell’attività stessa. Pulire un bagno sporco o produrre una noiosa e articolata relazione lavorativa possono essere attività non propriamente esaltanti. Tuttavia, siamo influenzati anche da pensieri ed emozioni più articolati, che vanno al di là dell’incombenza, ma sono legati alla nostra persona: “Sarò in grado di portarla a termine?” “Cosa penseranno gli altri di me?” “Se dovessi fallire cosa succederà?”. Davanti a questi pensieri possiamo allarmarci e cercare una via di fuga.

Ciò non elimina per sempre gli stati dolorosi associati all’impegno rimandato. Questi torneranno non appena i nostri pensieri vi faranno ritorno. Spesso in maniera non indulgente, ma sotto forma di dialogo interiore autocritico, severissimo e inflessibile (“Buono a nulla! Incapace! Scansafatiche! Non sei in grado!”) che aumenta la sofferenza e che paradossalmente proviamo a gestire… procrastinando ancora!

Allora cosa ci spinge a rimandare, pur consapevoli delle conseguenze? Presto detto: quel momento di liberatorio sollievo dall’emozione dolente. È quella sensazione lo zuccherino… il “premio”. Il comportamentismo ci ricorda che quando, a seguito di un’azione, riceviamo un rinforzo immediato… questo incrementerà la nostra tendenza a ripeterla. Per questo la procrastinazione è un comportamento a forte “rischio” di cronicizzazione.

Quali sono i costi della procrastinazione? Più pesanti rispetto ai guadagni: stress cronico, un basso livello di soddisfazione rispetto alla propria vita, sintomi depressivi, ansia, cattivi stili di vita che può includere una scarsa capacità di prendersi cura della propria salute, con pesanti ricadute dal punto di vista psicofisico.

Considerare la procrastinazione come un tentativo fallace di regolare l’emotività ha dato spunto a interessanti ricerche e considerazioni. Ad esempio, uno studio condotto da Eckert e colleghi (Eckert et al, 2016) su un campione di studenti universitari, mostra come acquisire e mettere in pratica strategie focalizzate sull’emozione, che migliorano le capacità di tollerare o modificare gli stati emotivi dolorosi, possa aiutare a ridurre significativamente la tentazione di utilizzare la procrastinazione per regolare lo stato emotivo.

La procrastinazione diventa la strategia di scelta nel momento in cui crediamo di poter raggiungere uno stato emotivo desiderato attraverso l’evitamento, anziché attraverso un’azione finalizzata. Ciò avviene spesso anche perché non sempre abbiamo una piena consapevolezza dei desideri che ci guidano e delle aspettative personali e interpersonali, positive o negative, che ci prefiguriamo.

A supporto di questa visione Pychyl e Sirois (2016) affermano che la procrastinazione è un tentativo di regolare l’emotività derivante dalla mancata capacità di vedere continuità tra il sé presente e il sé futuro. Una sorta di prospettiva miope in cui facciamo fatica a mettere a fuoco in maniera benevola un’immagine, una rappresentazione positiva di noi stessi nel futuro. In questa prospettiva il lavoro metacognitivo risulta di fondamentale importanza. Serve ad aiutare la persona a sbrogliare la matassa e a visualizzare nitidamente quali sono le connessioni, i fili che corrono tra la situazione vissuta, i propri desideri, le aspettative personali e relazionali, le proprie emozioni e i propri comportamenti.

Possiamo offrire al nostro cervello una proposta più allettante rispetto al sollievo dell’evitamento, ovvero una vita in cui possiamo esercitare l’intento di incidere attivamente sulla nostra quotidianità. Oltre a comprendere le cause emotive della procrastinazione e provare ad adottare strategie differenti per superare il “blocco”, un altro passo importante è accedere a un sistema di motivazione benevolente nei confronti di noi stessi, in modo da perseguire i desideri con impegno, curiosità, accettazione dei limiti ed entusiasmo, anziché ruminazione e rimorso.

In conclusione

La procrastinazione è un processo “esistenziale” più profondo e complesso di quanto appare, che solleva riflessioni sulla nostra capacità di padroneggiare le azioni, di determinare come investiamo il nostro tempo e come disegniamo il nostro futuro.

Procrastinare ci mette a confronto con la nostra comune condizione di esseri umani, vulnerabili agli stati mentali dolorosi e desiderosi di sentirci felici, a posto con noi stessi e con gli altri, nelle scelte e nelle azioni che compiamo.

Il cambio di assetto mentale sta nell’andare oltre i fantasmi di fallimento e catastrofe che creano sofferenza e che ci spingono alla procrastinazione, verso una prospettiva in cui diamo forma alla nostra giornata, all’esperienza soggettiva, intorno a stati piacevoli in cui ci sentiamo attivi, coinvolti, capaci nello sperimentare azioni coerenti con i nostri desideri e le nostre inclinazioni (Dimaggio et al. 2019).

Assaporare il senso di efficacia, anche nel superare gli ostacoli e abbandonare la paura. Sentirci finalmente liberi di telefonare e prendere quell’appuntamento, inviare l’e-mail che da mesi conserviamo nelle bozze, iniziare il corso che ci incuriosisce da tempo, inserire la nuova strofa nella nostra canzone, mettere il punto finale al nostro nuovo articolo.

 di Benjamin Gallinaro

Siamo tutti un po’​ psicologi…

Siamo tutti un po’​ psicologi… pubblicato il 12.08.2019

Siamo tutti un po’​ psicologi… pubblicato il 12.08.2019

Siamo tutti un po’ psicologi. L’argomentazione è inoppugnabile visto che lo psicologo ha il suo specifico nelle relazioni umane. Tutti siamo di fatto in relazione, anzi, volendo tutti ci possiamo considerare esperti in relazioni in un universo mondo in cui l’assioma principale è che “non si può non comunicare”.

E passi per chi ha la “sindrome del marinaio di lungo corso”, per chi, quindi, in virtù di esperienze difficili o di molteplici amori e dolori si porta dietro la sensazione di averne vissuta talmente tanta, di vita, di averne che ne cresce, da insegnare agli altri. Ci sono anche quelli, ancora più pericolosi, cui fin da piccoli tutti raccontavano tutto; quelli che sono sempre stati cercati per la dote del buon consiglio e della capacità di ascolto innata. Già Charmet individuava negli adolescenti centrati su questo funzionamento un substrato depressivo. Ma chissà, forse, leggendo la postfazione di “una storia” di Alessandro Baricco si potrebbe essere d’accordo nell’avere simpatia per lo psicanalista depresso come figura “bella”, che, forse avendo sperimentata la sofferenza sulla propria pelle tratta con rispetto e comprensione chi ne soffre. Terapia centrata sul cliente, Rogers docet?

“A cosa serve uno Psicologo? Io ho dei buoni amici”.“Io anche nel mio lavoro spesso sono un po’ Psicologo”.“Costa troppo uno Psicologo”.

Per diventare uno psicologo ci vogliono 6 anni, 5 mesi e 11 giorni, circa. Due lauree, una triennale e una magistrale, dodici mesi di tirocinio di 1000 ore, un Esame di Stato di quattro prove e l’iscrizione all’Albo degli Psicologi. Possiamo aggiungere 4 anni di scuola di specializzazione in psicoterapia per un costo medio di 20.000€ e numerose ore di stage non retribuito. Un Master, perché no?! Corsi extra per protocolli terapeutici.. terapia personale, supervisione dei casi, formazione continua……Insomma quello che potrebbe sembrare spesso negli anni un punto di arrivo, è solo un nuovo punto di partenza.

Eppure io non credo di essere un po’ “avvocato” perché conosco qualche nozione di diritto. Non credo di essere un po’ “nutrizionista” perché ho fatto una dieta e sfogliato qualche rivista. Non credo di essere un po’ “medico” perché conosco qualche medicinale. Dunque perché una formazione così importante, se il mio valore professionale è uguale a quello di un buon amico? Perché l’onorario di uno Psicologo deve esser diverso da quello di un odontoiatra, di un ginecologo o di un architetto se la formazione ha un costo uguale se non anche superiore?

Il 10 Ottobre, è la Giornata Nazionale della Psicologia, una delle scienze e delle professioni che più risente di pregiudizi e luoghi comuni sbagliati. La figura dello psicoterapeuta è infatti spesso stereotipata: è colui che ha uno studio con un lettino, che interpreta i sogni e che ti dà consigli. Lo psicologo si occupa di prevenzione, diagnosi e attività di riabilitazione e di sostegno nei confronti di singoli soggetti ma anche di gruppi, organizzazioni e comunità. Lo psicologo non è necessariamente uno psicoterapeuta. A diventare Psicoterapeuti possono essere Psicologi, ma anche Medici. Lo psicologo non dà consigli ma si occupa della cura degli individui facendo interventi su base scientifica e non secondo il senso comune.

No. Non siamo tutti un po’ Psicologi. (Fonte dott.Roberto Casella)

Nella pancia del papa’​, padre e figlio una relazione emotiva.

Nella pancia del papa’​, padre e figlio una relazione emotiva. pubblicato il 11.08.2019

Essere padre è un’esperienza che pone ogni uomo di fronte a un bivio, un evento che ha la capacità di trasformare la vita nella quotidianità e anche nei pensieri, nelle profondità dell’animo, nel proprio mondo interiore, obbligando gli uomini a interrogarsi sul senso dell’esistenza. Il libro vuole prendere per mano i papà, per invitarli a riscoprire l’avventura emotiva che accompagna l’esperienza della loro paternità; non vuole insegnare a “fare il padre” ma aiutare a essere padri, guidando ogni uomo a comprendere i dubbi, le paure e le emozioni che possono mandarlo in crisi, proprio quando la vita lo mette di fronte all’esperienza che più è in grado di completarlo e renderlo uomo: la paternità, appunto.

Il libro invita noi tutti a riflettere su tutte le volte in cui l’uomo pensa di risolvere i suoi problemi usando la regola del “più forte”. La violenza genera violenza. Anche quando è utilizzata a scopo educativo. Nessuna formazione del cuore, dello spirito, dell’anima potrà mai nascere da un atto di forza fisica. Ciò che ci rende davvero educatori è la forza del nostro cuore, non quella delle nostre mani. E’ la com-petenza del genitore ciò che educa un figlio, non la sua potenza.

Uno schiaffo sulla faccia, una sculacciata: quanti di noi quando non ne possono più, ricorrono alle mani per riportare la disciplina con i propri figli. Ma ogni volta che ricorriamo alle punizioni corporali per ristabilire l’ordine, facciamo un clamoroso autogol. Perché nostro figlio impara che la forza fisica risolve i problemi. E non va dimenticato che lo schiaffo lascia un segno non solo sul volto, ma anche sul cuore.

Che cosa provate quando, non potendo fare altro, ricorrete alle punizioni corporali? E che ricordo avete delle sberle e delle sculacciata (e di tutte quelle cose lì, tipo battipanni, cinture, tirate di capelli) che avete ricevuto quando eravate bambini?

Se pensate che ci sia un adulto che ha bisogno di riflettere su queste parole condividete con lui questo post. E condividetelo anche se pensate che per coltivare la pace nel mondo bisogno partire dalle piccole cose e dalle piccole scelte che compiamo ogni giorno in famiglia e con le persone che ci vivono accanto. Non c’è pace del mondo se non c’è pace del cuore.

Nella seconda parte del volume trovano spazio filastrocche e poesie, pensate per assecondare la dimensione più emotiva dell’uomo che è padre, per aiutarlo ad amare il proprio bambino, ritrovando dentro di sé il bambino che è stato. “Crescerai e invecchierai e ti troverai a scoprire di avere un figlio che ti farà da padre e così facendo ti aiuterà a capire che padre sei stato per lui”.

Lo schiaffo è una bomba che scoppia in faccia

Fa sì che un bambino per sempre taccia.

Fa male alla pelle ma ancor di più

Mi affoga nell’ansia e non vengo più su.

Se credi che per riuscire a calmarmi

Lo schiaffo ti serve e può fermarmi

Ti dico che invece uno schiaffo è una bomba

Che spinge noi bimbi a un silenzio di tomba.

Così non potremo mai più raccontare

Che cosa ci aveva fatto arrabbiare.

A volte un capriccio vuol farti capire

Che provo qualcosa che non riesco a dire.

Ho poche parole e molti pensieri

Per dirti che anch’io ho momenti neri.

Se provo paura, ho il cuore in subbuglio

A volte qualcosa ti dico e farfuglio

Ma spesso è più facile per un bambino

Star zitto e fare il birichino.

Lo so che non devo farti arrabbiare

Ma a volte non mi so proprio fermare.

Tu mettimi allora in castigo e se puoi

Non darmi mai schiaffi è il patto fra noi.

Nella pancia del papa’, padre e figlio una relazione emotiva (Franco Angeli Editore) – Alberto Pellai

DISTURBI TRATTATI
CHI SIAMO

L'Associazione Psy ONLUS considera fondante l’idea che la professione clinica sia un bene che deve essere fruibile a tutti, indistintamente da sesso, religione, etnia, posizione sociale ed economica e deve essere sempre qualitativa e professionale, ciò che nel pubblico non sempre è possibile e nel privato non sempre è garantito.

Associazione PSY Onlus ha scelto l'accountability e rende accessibili i suoi dati su Italia non profit

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