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INFORMAZIONI
  • Parcella deducibile / rimborsabile

    Chiedete fin dall’inizio quanto costa la consulenza o la terapia. Le assicurazioni complementari coprono una parte dei costi per psicoterapie fornite da psicoterapeuti liberi professionisti.

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  • Diritti del paziente

    Quando si fa ricorso ad un servizio psicologico si è in presenza, dal punto di vista legale, di un mandato. Lo psicologo specialista s’impegna a svolgere con cura il compito affidatogli.

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  • Codice deontologico

    In 42 articoli il testo approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine nell’adunanza del 27-28 giugno 1997.

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  • Quanto può durare la Psicoterapia

    La durata della psicoterapia, oltre che dai tempi interni della persona e dalla sua situazione di partenza, dipende inoltre dagli obiettivi che vengono posti insieme tra terapeuta e paziente.

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  • Consulenza o Terapia?

    Rivolgersi allo psicologo – psicoterapeuta non significa per forza impegnarsi in un lungo (e quindi anche costoso) percorso.

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  • Quanto costa la Psicoterapia

    L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha stabilito dagli ordini professionali che prevede il costo di ogni singolo incontro a seconda del tipo di intervento (individuale, di gruppo, familiare, ecc.).

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  • Codice di condotta

    Relativo all’utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell’attività professionale degli psicologi.

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  • Erogazioni liberali alle ONLUS

    Le persone fisiche possono dedurre dal reddito complessivo le liberalità erogate a favore delle Onlus, nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di € 70.000,00 annui.

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  • Consulenza competente

    La malpratique professionale è ancora diffusa e crediamo che una utenza informata possa essere un viatico alla svolgimento corretto di una professione molto utile e che amiamo.

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    Rivolgersi allo psicologo – psicoterapeuta non significa per forza impegnarsi in un lungo (e quindi anche costoso) percorso.

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    L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha stabilito dagli ordini professionali che prevede il costo di ogni singolo incontro a seconda del tipo di intervento (individuale, di gruppo, familiare, ecc.).

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Archivio Autore

Cyberbullismo e ‘Ritirati sociali’ – Hikikomori

Uno stato di completo ritiro sociale, così lo psichiatra giapponese Saitō (1998) caratterizzò la condizione degli hikikomori (in giapponese “stare in disparte”), quei ragazzi – per lo più adolescenti – che si isolano nella loro stanza, rinunciando a tutto e tutti.

Il fenomeno è sotterraneo, quasi invisibile, come i ragazzi che ne soffrono, ormai sempre di più anche al di fuori della cultura giapponese.

A partire dagli anni 2000, questa manifestazione psico-sociale, si è diffusa progressivamente anche in Italia dove, in ogni regione, sono moltissimi i giovani che conducono una vita “in disparte”.

Il fenomeno degli hikikomori potrebbe avere  cause diverse, caratteriali, sociali e familiari, o essere il risultato di una serie di concause.

Il denominatore comune è dato sia dall’isolamento – dovuto soprattutto alla paura del confronto con l’altro – che può durare mesi o anni, sia dal fatto che è una manifestazione che non si risolve spontaneamente.

Nel nostro Paese, l’identikit dei ragazzi hikikomori è quello di giovani tra i 13 e i 25 anni, di famiglia benestante, spesso figli unici di genitori separati. In molti casi si tratta di ragazzi senza problemi di rendimento scolastico, che eppure tendono a chiudersi, fino a farlo completamente.

Si tratta di una modalità difensiva psicologica, messa in atto volontariamente e in modo consapevole per far fronte alle eccessive aspettative sociali tipiche della società odierna, sempre più caratterizzata da un’esasperata competizione, tesa a rincorrere e superare l’altro.  

Quando il divario tra la percezione di sé e le sollecitazioni di genitori, insegnanti e coetanei, avvertite come pressioni psicologiche, diventa troppo grande, i ragazzi possono sperimentare sentimenti di impotenzaperdita di controllo e di fallimento.

Questi sentimenti negativi possono portare a un atteggiamento di rifiuto verso tutte le situazioni relazionali avvertite come cause di malessere, portando i ragazzi a difendersi autoescludendosi nel tentativo di proteggersi dal mondo esterno, del quale temono il giudizio.

Mindful Eating e alimentazione consapevole

Secondo la definizione di Jon Kabat-Zinn (1990), mindfulness significa “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, al momento presente, in modo non giudicante, non critico e di accettazione”.

Dalla teoria e pratica della Disciplina Mindfulness nasce un Programma che aiuta a sviluppare la consapevolezza alimentare e corporea, supportando diete e sovrappeso: la Mindful Eating. Questa pratica è utile anche per la gestione della fame emotiva e incontrollata

La relazione tra la mente e il corpo, tra i pensieri e la salute, costituisce una premessa fondamentale per comprendere la natura e lo scopo di questo programma basato sulla mindfulness.
Fino ad ora il  metodo più diffuso per perdere peso era  costituito dalla restrizione calorica, attuata tramite la prescrizione di un programma alimentare da un nutrizionista o un dietologo – nel migliore dei casi -, o una dieta “fai da te”.  Ma, nonostante la perdita di peso può essere raggiunta attraverso la restrizione alimentare e/o con l’incremento dell’attività fisica, la stragrande maggioranza delle persone recupera i chili persi a lungo termine. Quali soluzioni a questo risultato sfavorevole?

 Protocolli standardizzati basati sull’approccio mindfulness, che coltiva, fra gli altri, un atteggiamento di accettazione, sono risultati essere il trattamento elettivo per l’alimentazione emotiva ed il mantenimento della perdita del peso in eccesso.

Il complesso ruolo sociale e psicologico che abbiamo associato all’alimentazione ha reso difficile distinguerla dalla sua importanza biologica. Chiaramente, se mangiamo popcorn al cinema o quando ci annoiamo non siamo spinti da un bisogno biologico né da una “fame fisica”.  Quando questo avviene, quando mangiamo non per fame fisica, ma per tutti gli altri stimoli, il nostro corpo ingrassa. Ci facciamo delle domande e, tra quelle più frequenti, ci chiediamo: “perché non riesco a raggiungere il peso che desidero? Perché è così difficile per me perdere peso? Perché mi sembra di non riuscire a controllare la mia alimentazione ed a seguire una dieta? Perché faccio quello che non dovrei fare? (mangiare cibi che non posso?)

Come psicologi non ci occupiamo solo di problemi o disturbi psicologici.  Gli psicologi si occupano di comprendere “cosa e perché” le persone fanno quello che fanno. Diveniamo un utile aiuto per il raggiungimento della piena consapevolezza di sè.

Decluttering

Cos’è il Decluttering

Il decluttering, o Space Clearing, è una disciplina legata al Feng Shui. Secondo quest’antica arte taoista della Cina, l’accumulo di oggetti inutili e disordinati impedirebbe il fluire delle energie positive. Creando addirittura situazioni di stasi capaci di influire negativamente sul benessere interiore.

Accumulare oggetti ci tiene legati al passato e ci limita nell’affrontare i cambiamenti con energia positiva. Le cianfrusaglie e gli oggetti inutili creano disordine, ingombrano le nostre stanze e i nostri armadi e generano caos, non solo esteriore ma anche dentro di noi.

Spesso si conservano oggetti o utensili pensando “forse un domani serviranno” ma questo atteggiamento denota insicurezza, sfiducia nel futuro e un eccessivo attaccamento al passato. Riempire la propria casa di oggetti può addirittura essere un campanello d’allarme che segnala un vuoto interiore che non sappiamo o vogliamo riconoscere.

Prenditi un momento per visualizzare vividamente tutti i fastidi che ti creano gli oggetti quando vengono abbandonati in un accumulo nella tua casa. Ai soldi che hai speso per avere quegli oggetti, senza che ti dessero niente di davvero valido in cambio. A quelli che ancora spendi per pagare (e non usare) lo spazio che occupano. Alla sensazione di pesantezza e affanno che provi guardando quei mucchi inerti. Al tempo che perdi per cercare quello che ti serve, a spostare la roba da una parte all’altra della casa, e a tutto quello che dovrai impiegare per potertene finalmente liberare. Se hai già fatto un corso di Feng Shui, pensa a tutti i danni che quegli accumuli ti stanno provocando attraverso il principio di risonanza, a quanti aspetti della tua vita e della tua persona vengono bloccati e devitalizzati per via degli oggetti inutili che soffocano il tuo spazio vitale. A tutte le corse a cui stai arrivando ultimo, perché ti trascini quella enorme palla al piede.

Te lo sei fatto, un bel film? Allora dovresti già aver capito qual è la prima regola quando si ha la casa piena di oggetti inutili. La prima regola del decluttering è: non portare mai oggetti inutili in casa. Non portare. Mai. Oggetti inutili. In casa.

Quando si parla di decluttering e di disturbo da accumulo si tende a pensare al trattenimento degli oggetti che sono già in nostro possesso. Il trattenere però è solo una faccia della medaglia; il lato yin, se vogliamo. Il lato yang, ovviamente, è il comprare, il raccogliere, il portare gli oggetti dentro casa, dove verranno poi trattenuti.

1. Ogni singolo oggetto che intasa il tuo spazio ci è stato portato. Il problema si manifesta dentro, ma arriva da fuori.
2. Non importa quanto diventi abile nel liberare il tuo spazio. Sarà tutta fatica sprecata se non impari a mantenerlo libero.Per fare questo ci sono, certo, piccoli accorgimenti pratici per difendere i nostri confini, piccole cose apparentemente banali che fanno la differenza. Ognuno ha le sue situazioni particolari e non ci sono soluzioni valide per tutti. La vera soluzione è cambiare il nostro modo di pensare, e per cominciare, puoi provare a rispondere a queste domande:

  1. Guarda gli oggetti che formano i tuoi accumuli. Come sono arrivati dove sono? Ce li hai portati tu? Da dove? Perché? Cosa pensavi mentre li compravi/raccoglievi?
  2. Qual è il genere di oggetti che usi meno nonostante venga regolarmente portato in casa?
  3. Ci sono oggetti di cui compri o raccogli una versione nuova pur non avendo ancora esaurito l’utilizzo di quella vecchia? Dalle penne di riserva ai libri (ne compri di nuovi quando ne hai ancora di non letti?), dov’è che crei abitualmente un eccesso?
  4. Quali sono gli oggetti che fluiscono verso casa tua che sarebbe più facile fermare? Materiale pubblicitario? Riviste che non hai tempo di leggere? Campioncini gratuiti? Confezioni vuote ormai inutili? Ricordini di viaggio?…sorpresine dell’ovetto Kinder?

Per proteggere il nostro spazio dagli oggetti inutili bisogna imparare a riconoscerli come oggetti inutili prima che si rivelino tali dentro casa. L’esperienza dimostra che se un oggetto non è molto utile – direi di un grado di utilità vicino alla necessità – molto probabilmente rimarrà presto inutilizzato.

Se hai anche solo il minimo problema di accumulo, ti basterà una breve riflessione per constatare che la grande maggioranza degli oggetti che hai in casa non viene mai usata. E questo non perché gli oggetti che teniamo siano sempre inutili in assoluto; semplicemente, passato un certo numero di oggetti non c’è più il tempo materiale per utilizzarli tutti! Ma facciamo pure un passetto in più, e riflettiamo sul fatto che passiamo molto più tempo a faticare per guadagnare i soldi che servono a comprare gli oggetti di quanto ne passiamo poi a godere di quegli oggetti.

Perché allora ne abbiamo così tanti? Perché continuiamo a comprare, raccogliere, riempire? una delle ragioni più importanti – e molto in linea con il periodo natalizio – è questa: ci hanno abituati a pensare che i problemi si possono risolvere comprando cose nuove.

Presta attenzione per un giorno ai messaggi mediatici che ti arrivano, e poi prova a stimare quanti di questi ti esortano a usare la testa per risolvere i tuoi problemi e ottenere soddisfazione, rispetto a quanti ti esortano a comprare qualcosa. A sentire le voci nell’etere, sembra che entrare in possesso di nuovi oggetti sia la soluzione garantita per problemi di ogni genere, ma soprattutto, a quello più antico e più universale: come essere più felici, o meno infelici.
Il fatto, banale se vuoi, è che alle persone che commercializzano la maggior parte degli oggetti oggi in vendita non piace molto che tu usi la testa per risolvere i problemi. Specialmente se vendono cose che si trasformano in accumuli inerti un nanosecondo dopo averle comprate. 

C’è un trend abbastanza recente della ricerca psicologica soddisfazione generata dall’acquisizione di nuovi oggetti rispetto a quella generata da esperienze desiderabili: procurarsi esperienze piacevoli genera una soddisfazione più intensa e più duratura che acquisire nuovi oggetti.  In sostanza, la ricerca dimostra che se hai 100 euro da spendere per un regalo, regalare un biglietto per un concerto, un buono per un trattamento estetico, o un massaggio, o una degustazione, o un corso di una giornata, genera nella persona che lo riceve un piacere nettamente maggiore, e che ricorderà con piacere quell’esperienza molto più a lungo di quanto ricorderebbe uno schiaccianoci di design o l’ennesimo elettrogadget.

C’è anche un motivo più sottile per cui le esperienze creano più felicità degli oggetti. Possiamo accumulare tutte le belle esperienze che vogliamo, e continueranno a renderci sempre più felici. L’accumulo di oggetti, invece, oltre certi limiti crea solo più problemi. 

Stabilito che le esperienze danno più soddisfazione degli oggetti, proviamo a fare un passo più in là: chi l’ha detto che le esperienze più belle sono sempre quelle che dobbiamo pagare? 

Se non abbiamo i soldi per regalare un’ora di sauna e massaggio svedese a seguire, possiamo offrirci di fare qualcosa di bello per/con la persona cara, di passare del tempo insieme in un’attività prediletta, o di aiutarla a raggiungere un suo obiettivo. Possiamo spendere meno tempo a scegliere oggetti che danno una soddisfazione molto effimera, e passarne di più a cercare di capire veramente le persone e quello che le farebbe più felici. Volendo, possiamo anche mettere il nostro gesto in un biglietto dove esprimiamo i nostri sentimenti e il nostro dono. Gioverà ai nostri rapporti, a noi, alle nostre finanze, e forse, se siamo in tanti, anche a tutta la comunità, sempre più sotto pressione per problemi causati dall’avidità di pochi.

Il nostro tempo è la sostanza di cui è fatta la nostra vita, e solo una cultura perversa può indurci a pensare che valga meno di un telefonino ultimo modello. Il nostro tempo e le nostre energie sono un regalo prezioso, ma per averne da regalare dobbiamo prima riprenderceli, e un ottimo modo per cominciare a farlo è liberarsi dalla dipendenza da oggetti. Gli oggetti promettono esperienze appaganti, ma non mantengono quella promessa perché tutto il nostro tempo se ne va per pagare e gestire gli oggetti stessi. Per uscire da questa trappola di abbondanza tossica, è utile riflettere su come possiamo vivere direttamente le esperienze che ci appagano davvero, senza passare per gli oggetti.

Una tragedia silenziosa

Una Tragedia Silenziosa

C’ è una tragedia silenziosa che si sta sviluppando giorno dopo giorno nelle nostre case e riguarda i nostri più preziosi gioielli: i nostri figli. I nostri figli sono in uno stato emotivo devastante.
Negli ultimi 15 anni, i ricercatori ci hanno regalato statistiche sempre più allarmanti su un aumento acuto e costante della malattia mentale infantile che ora sta raggiungendo proporzioni epidemiche:

Le statistiche non mentono:
• 1 bambino su 5 ha problemi di salute mentale
• Si è notato un aumento del 43 % dell’ADHD
• Si è notato un aumento del 37 % della depressione adolescenziale
• Si è notato un aumento del 200 % del tasso di suicidi nei bambini tra i 10 e i 14 anni.

Cosa sta succedendo e cosa stiamo facendo di sbagliato?

I bambini di oggi sono sovra-Stimolati e sovraccarichi di oggetti materiali, ma sono privati di ciò che è veramente fondamentale per un’infanzia sana e felice, come:
• Genitori emotivamente disponibili
• Limiti chiaramente definiti
• Responsabilità
• Nutrizione equilibrata e una buona qualità del sonno
• Movimento all’aria aperta
• Gioco creativo, interazione sociale, opportunità di gioco non strutturato e spazi per la noia.

Invece, questi ultimi anni li abbiamo riempiti di:
• Genitori distratti digitalmente
• Genitori indulgenti e permissivi che lasciano che i bambini “Governino il mondo” e siano quelli che mettono le regole
• Un senso di diritto, di immeritatamente tutto senza guadagnarselo o senza essere responsabile di ottenerlo
• Sonno inadeguato e nutrizione squilibrata
• Uno stile di vita sedentario
• Stimolazione senza fine, babysitter tecnologiche, gratificazione istantanea e assenza di momenti noiosi.

Cosa fare?
Se vogliamo che i nostri figli siano individui felici e sani, dobbiamo svegliarci e tornare alle basi.
È ancora possibile…con le seguenti raccomandazioni:

• Imposta i limiti e ricorda che sei il capitano della nave. I vostri figli si sentiranno più sicuri sapendo che avete il controllo del timone.
• Offri ai bambini uno stile di vita equilibrato pieno di ciò che di cui hanno bisogno, non solo di quello che vogliono. Non aver paura di dire “no” ai tuoi figli se quello che vogliono non è quello di cui hanno bisogno.
• Fornisci alimenti nutritivi e limita il cibo spazzatura.
• Passa almeno un’ora al giorno all’aperto facendo attività come: ciclismo, camminata, pesca, osservazione degli uccelli / insetti.
• Godetevi una cena familiare quotidiana senza telefoni o tecnologia che li distragga.
• Giocate con giochi da tavola in famiglia o se i bambini sono molto piccoli per i giochi da tavola, lasciatevi trasportare dai vostri interessi e permettete che siano loro a condurre in gioco.
• Coinvolgi i tuoi figli in qualche compito o lavoro in casa secondo la loro età (piegare i vestiti, ordinare i giocattoli, appendere i vestiti, sistemare i viveri, mettere il tavolo, dare da mangiare al cane ecc.).
• Implementare una routine di sonno coerente per garantire che il tuo bambino dorma abbastanza. Gli orari saranno ancora più importanti per i bambini in età scolastica.
• Insegnare responsabilità e indipendenza. Non li proteggere in eccesso contro ogni frustrazione o ogni errore. Sbagliare li aiuterà a sviluppare resilienza e impareranno a superare le sfide della vita,
• Non caricate lo zaino dei vostri figli, non portate i loro zaini, non portategli il compito che si sono dimenticati, non gli sbucciate le banane ne’ le arance se lo possono fare da soli (4-5 anni). Invece di dare loro i pesci, educateli a pescare.
• Educateli ad aspettare e a ritardare la gratificazione.
• Fornisci opportunità per la “noia”, visto che la noia è il momento in cui la creatività si sveglia. Non vi sentite responsabili di tenere sempre i bambini divertiti.
• Non usare la tecnologia come una cura per la noia, né la offrite al primo secondo di inattività.
• Evitare l’uso della tecnologia durante i pasti, nelle automobili, nei ristoranti, nei centri commerciali. Usa questi momenti come opportunità per socializzare allenando così i cervelli a saper funzionare quando saranno in modalità “noia”.
• Aiutali a creare un “vasetto della noia” con idee di attività per quando sono annoiati.
• Spegnere i telefoni di notte quando i bambini devono andare a letto per evitare la distrazione digitale.
• Diventa un regolatore o un allenatore emotivo dei tuoi figli. Educali a riconoscere e a gestire le proprie frustrazioni e rabbia.
• Educateli a salutare, a prendere turni, a condividere senza rimanere senza nulla, a dire grazie e per favore, a riconoscere l’errore e scusarsi (non li obbligate ), siate modello di tutti quei valori che inculcate loro.
• Collegati emotivamente – sorrisi, abbracci, baci, solletichi, lettura, danza, salti, giocate con loro.

Articolo scritto dal dott. Luis Rojas Marcos psichiatra

La Salute Mentale nelle Varie Fasi della Vita

La depressione è il disturbo mentale più diffuso:

Si stima che in Italia superino i 2,8 milioni (5,4% delle persone di 15 anni e più) coloro che ne hanno sofferto nel corso del 2015. E che siano 1,3 milioni (2,5%) coloro che hanno presentato i sintomi della depressione maggiore nelle due settimane precedenti l’intervista.

Rispetto alla media dei paesi europei, in Italia la depressione è meno diffusa tra gli adulti e tra i 15-44enni (1,7% contro 5,2% media Ue28) mentre per gli anziani lo svantaggio è di 3 punti percentuali.

La depressione è spesso associata con l’ansia cronica grave. Si stima che il 7% della popolazione oltre i 14 anni (3,7 milioni di persone) abbia sofferto nell’anno di disturbi ansioso-depressivi.

Al crescere dell’età aumenta la prevalenza dei disturbi di depressione e ansia cronica grave (dal 5,8% tra i 35-64 anni al 14,9% dopo i 65 anni). Rispetto agli uomini, lo svantaggio delle donne emerge in età adulta e si acuisce oltre i 65 anni di età.

I Disturbi Ansioso-Depressivi

I disturbi ansioso-depressivi si associano a condizioni di svantaggio sociale ed economico: rispetto ai coetanei più istruiti. Mentre raddoppiano negli adulti con basso livello di istruzione e triplicano (16,6% rispetto a 6,3%) tra gli anziani, fra i quali risultano però meno evidenti i differenziali rispetto al reddito.

In Italia nell’anno scolastico 2016/2017 i due terzi degli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado presenta una disabilità di tipo intellettivo (oltre 170mila alunni). Si stima che i minori con disturbi mentali dell’età evolutiva ospiti dei presidi residenziali siano 11 su 100mila minori residenti.

Per la salute mentale è rilevante la condizione lavorativa: inattivi e disoccupati tra i 35-64 anni riferiscono più spesso disturbi di depressione o ansia cronica grave (10,8% e 8,9%) rispetto ai coetanei occupati (3,5%). Il numero medio di giornate di assenza dal lavoro è tre volte superiore tra gli occupati se affetti da depressione o ansia (18 gg contro 5 gg nell’anno).

I Ricoveri per Droga-correlata

Con riferimento alle dipendenze, nel 2016 i ricoveri per diagnosi droga-correlata sono 108 ogni milione di residenti (pari a 6.575, +10% rispetto al 2015), in aumento nell’ultimo triennio soprattutto tra i giovani di 15-34 anni.

Le demenze per invecchiamento

Con l’invecchiamento della popolazione, la malattia di Alzheimer e le demenze sono diventate patologie rilevanti per la salute pubblica. Si stima che circa il 4,7% della popolazione anziana ne sia affetta, in particolare le donne ultraottantenni (14,2%). Queste due malattie figurano tra le cause di morte in oltre 52 mila casi all’anno di decessi di anziani.

Le Mortalità per Suicidio

Il tasso di mortalità per suicidio in Italia è pari a 6 per 100mila residenti (più basso della media europea, pari a 11 per 100mila). Tale quota aumenta con l’età, passando da 0,7 nei giovanissimi (fino a 19 anni) a 10,5 negli anziani, con valori 4 volte maggiori nei maschi rispetto alle femmine. Nella classe di età tra i 20 e i 34 anni, il suicidio rappresenta una rilevante causa di morte (12% dei decessi).

Nel 2016 circa 800mila persone di 18 anni e più (161 per 10mila residenti) hanno ricevuto trattamenti nei servizi dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm). Tra gli uomini adulti il principale disturbo è la schizofrenia e altre psicosi funzionali; nelle donne le sindromi nevrotiche e somatoformi e, dopo i 35 anni, la depressione; tra gli anziani la depressione.

FONTE: ISTAT https://www.istat.it/it/archivio/219807

Psicoterapia Sostenibile

Cosa si intende per psicologia sostenibile

Alcuni anni fa hanno preso il via le attività del Gruppo di Lavoro Psicologia Sostenibile, che aveva e ha ancora oggi lo scopo di definire il senso concettuale d’interventi psicologici effettuati all’insegna della sostenibilità e di fornire modelli esecutivi ragionati alle realtà organizzative e cliniche che sul territorio già hanno mosso i primi passi in questa direzione. Un impegno, quello del GdL, che si delinea su due fronti:

  • la progressiva definizione semantica di un costrutto piuttosto sfaccettato come quello di sostenibilità;
  • la costruzione di orientamenti organizzativi utili a chi decidesse di dedicare la propria esperienza professionale alla creazione e alla gestione di servizi di psicologia sostenibile.

Il termine “sostenibile” sollecita in chi lo ascolta rapide associazioni che ne rendono intuibile il significato come qualcosa di sopportabile, di fattibile, qualcosa che non supera le proprie possibilità, che non mette in difficoltà chi ha bisogno, anzi lo aiuta. Non è qualcosa priva di costi ma è tutto sommato sostenibile.

Con riferimento a servizi di psicologia e psicoterapia, che sono quelli di cui il GdL si occupa, l’approdo più immediato del pensiero è quello relativo alla dimensione tariffaria: sostenibile significa quindi che è economicamente vantaggioso.

A questo punto ci si rende subito conto che l’immediata comprensione di significato, che accompagna il termine sostenibile, nasconde qualche insidia che, nel nostro caso potrebbe porre in evidenza uno dei significati di sostenibilità a scapito di altri che a nostro avviso sono parimenti importanti.

Se è evidente, infatti, che una proposta di servizi di psicologia e psicoterapia sostenibili rivolti alla persona deve contemplare necessariamente particolari accorgimenti relativi alla tariffa proposta all’utente, la questione della tariffa non è l’unica preoccupazione che affligge il professionista o i professionisti che scelgono di spendere tutta o parte della propria vita professionale all’interno di un modello di psicologia sostenibile.

Competenza e sostenibilità: due facce della stessa medaglia

Prima di passare agli elementi più procedurali legati all’intervento vogliamo menzionare un elemento assolutamente portante il nostro concetto di sostenibilità che però potrebbe rischiare di essere adombrato da una concezione di accessibilità troppo sbilanciata verso il contenimento tariffario.

Ci riferiamo alla qualità dei servizi offerti e alla competenza di coloro che li offrono. Quanto detto finora a proposito dei tempi di attesa e al numero di prestazioni settimanali può essere applicato a qualunque prestazione professionale ma quando la prestazione riguarda la salute della persona, come nel nostro caso, i concetti di competenza e sostenibilità diventano due facce della stessa medaglia.

Alle politiche che l’Ordine ha messo in atto negli ultimi anni a tutela della professione, va affiancato un instancabile aggiornamento e supervisione delle pratiche professionali a protezione dell’utente; in questo senso pensiamo che la costituzione in gruppi di lavoro e organizzazioni che provvedono a dotarsi di sistemi di supervisione e autoregolazione possano essere, non un obbligo ma un’opportunità per espandere al meglio il concetto di sostenibilità.

A cura del Gruppo di lavoro Psicologia Sostenibile – Ordine degli Psicologi Regione Lazio

10° Pregiudizio – Ah Sei Psicologo?!

AH… Sei Psicologo?!

allora hai poteri paranormali e riesci a leggermi la mente!!

Quanti colleghi possono dire di aver ricevuto questa affermazione, nei contesti relazionali? tantissimi!!!

Ciò non accade ad esempio ai medici radiologi; non si pensa che possano fare una radiografia con gli occhi. Questa affermazione implica l’implicito che la psicologia e la psicoterapia sono attività professionali sanitarie che richiedono specifici contesti per essere applicate.

Lo studio del professionista, il setting, la relazione sono lo strumento, al pari della macchina TAC, che lo psicologo utilizza, per rendere visibile ciò che genera il disagio.

Al di fuori di questo contesto, anche il codice deontologico vieta l’utilizzo delle tecniche psicologiche, considerandolo un abuso professionale.

I 10 Pregiudizi sullo Psicologo

Breve viaggio alla scoperta dei falsi miti che circondano la figura dello psicologo

Chi non ha visto, negli ultimi mesi, almeno un film o una trasmissione Tv in cui siano coinvolti psicologi o, meglio ancora, in cui si parla di psicoterapia?
Avete mai aguzzato i sensi e rintracciato tutti i pregiudizi e gli stereotipi che circolano in merito agli psicologi, alla psicoterapia ed alla psicologia?
Spesso in Tv vengono ricreate vere e proprie ambientazioni di una psicoterapia in cui si interfacciano terapeuti e pazienti in scene talvolta veritiere, talvolta surreali.
Sulla professione dello psicologo e dello psicoterapeuta, comunque, ci sono ancora poche informazioni: se ne parla poco e male, anzi, troppo e male. E’ diventata, infatti, una moda quella di inserire nei contesti più svariati – telefilm, talk show, reality – figure che hanno a che fare con la salute mentale a vario titolo, ma spesso le informazioni divulgate sono errate e frutto di fantasia e pregiudizi.
Quella dello psicologo/psicoterapeuta è una tra le professioni più fraintese, perché poco conosciuta. Su di essa circolano miti e stereotipi da sfatare, che rendono spesso inaccessibile a chi ne ha bisogno l’aiuto necessario

8° Pregiudizio – Lo psicologo costa troppo!

Se avete pensato di rivolgervi ad uno Psicologo, oppure se vi è stato consigliato, forse la prima reazione è proprio questa: ne avrei bisogno, ma non posso permettermelo, costa troppo.

Cosa fare in questi casi? Come si esce da questa trappola?

Si inizia da un serio ed onesto auto-esame: siete sicuri che il problema sia economico? Sembra una domanda scontata: in realtà molte persone sono restie a rivolgersi ad uno Psicologo per tutta una serie di pregiudizi, tra i quali il timore di essere considerati matti. Certi timori minano profondamente la motivazione, ed ecco allora che emergono tutte le difficoltà collaterali: costa troppo, è lontano, devo parlare dei fatti miei, non posso farlo sapere in giro, ecc.

In secondo luogo non è detto che i costi siano così irragionevoli: spesso le persone immaginano tariffe spropositate, e per tutta una serie di pregiudizi di cui abbiamo parlato evitano di verificare in modo concreto il costo effettivo di una seduta di psicoterapia. Basterebbe una telefonata, ma chi se la sente di telefonare al dottore dei matti…

Esiste un Tariffario di riferimento a cui gli Psicologi solitamente si attengono (anche se il D.L. 4/7/2006 n. 233 c.d. ‘Decreto Bersani’ ha abolito la tariffa minima, gli Ordini Professionali possono dare indicazioni sulle tariffe), che indica prezzi minimi e massimi per ogni prestazione. Nel caso di un colloquio di psicoterapia individuale il prezzo indicato varia da un minimo di 40 ad un massimo di 140 euro a seduta.

Come succede un po’ in tutti i casi, risparmiare si può. Ecco alcune semplici regole per non spendere troppo dallo Psicologo:

1)      cercate di intraprendere un percorso psicologico possibilmente quando vi accorgete di avere un problema: chi ha tempo non aspetti tempo, recita un famoso proverbio. Se aspettate troppo, il problema psicologico di cui soffrite potrebbe peggiorare, aumentando considerevolmente la durata della terapia e quindi i costi

2)      prevenire è meglio che curare: vale sia in medicina che in psicologia, ma non tutti lo sanno. Provate a considerare lo Psicologo come fosse un dentista: fare controlli regolari permette di prevenire patologie peggiori, e quindi alla fine di risparmiare soldi

3)      informatevi sulla durata della terapia: è un luogo comune molto diffuso il ritenere che la psicoterapia duri decenni. Questo è vero solo per alcune forme di psicoterapia, più profonde e strutturate. Ma esistono orientamenti terapeutici mirati (es. sui disturbi d’ansia) che possono durare mesi e non anni

4)      informatevi sul costo della terapia: telefonate, telefonate, telefonate…

5)      contattate professionisti giovani: hanno meno pazienti e più voglia di essere flessibili (tariffe, orari, ecc.), inoltre hanno entusiasmo da vendere

6)      infine non dimenticate il Servizio Pubblico: non verrete accolti in un salotto, ma potrete trovare Professionisti affidabili e preparati quanto quelli privati. Basta avere un po’ di pazienza ed accettare l’eventuale lista d’attesa: ne vale la pena, visto il notevole risparmio, no?

7° Pregiudizio – La psicoterapia dura troppo!

Dottore, quanto ci vorra?

Questa domanda nasce da un pensiero del tipo “tutto-o-nulla”, come se fosse possibile delimitare chiaramente un “prima” e un “dopo” nel processo di cambiamento e di costruzione di un equilibrio differente da quello che ha portato allo sviluppo della patologia.
Il lavoro psicoterapeutico in realtà non ha uno svolgimento lineare: tende progressivamente al miglioramento del quadro psicologico, ma può presentare momenti di stallo alternati a momenti di rapido avanzamento e anche momenti di temporanea regressione.
Ciò che accade nella vita del paziente nel corso del trattamento può avere  una grande influenza, .

Quali fattori influenzano la durata di un percorso psicoterapeutico?

Si tratta di fattori individuali e relazionali che generano ostacoli o, al contrario, facilitano il processo di cambiamento del paziente, quali :

rimandare l’inizio della terapia prelude a percorsi più lunghi;  gravità del disturbo:  complessità del quadro sintomatologico: un paziente che presenta un solo disturbo o un solo sintomo è più semplicemente trattabile rispetto ad uno che presenta più sintomi o più diagnosi; il significato del disturbo; l’atteggiamento dell’ambiente familiare; la presenza di una rete sociale;  life events; L’ orientamento psicoterapeutico: il tipo di psicoterapia scelta influenza in parte la sua durata, ma non la determina con certezza, dal momento che non è possibile conoscere in anticipo la reazione del paziente al trattamento. In linea teorica una “psicoterapia breve” dura di meno, ma il suo successo dipende da tutti i fattori sopra elencati e dal fatto che il singolo paziente risponda favorevolmente allo stimolo costituito da quel particolare tipo di terapia. Analogamente non è detto che psicoterapie che hanno la fama di essere più lunghe lo siano davvero: una persona che si sente molto male quando si rivolge allo psicologo psicoterapeuta, ma che in realtà non presenta una situazione oggettivamente grave, può risolvere il proprio problema e sentirsi meglio nel corso di un trattamento breve di qualunque orientamento. Allo stesso modo una terapia breve e fortemente strutturata può rappresentare un tentativo terapeutico fallimentare e concludersi senza che il paziente sia guarito, lasciandolo con la necessità di intraprendere un nuovo e diverso percorso.

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