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    La consulenza psicologica gratuita è un intervento, se effettuato sulla base di specifiche competenze professionali e tecniche, che ha di per se una azione di cura ed è una prestazione professionale che ha già la potenzialità di generare il cambiamento.

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    In 42 articoli il testo approvato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine nell'adunanza del 27-28 giugno 1997.

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L’Identità in rete

L’Identità in rete

Data di pubblicazione: 21 settembre 2019

Nell’era della rete e della costruzione di identità virtuali cosa e come si può considerare oggi l’identità e la sua costruzione?

Il punto di partenza della sua costruzione è la relazione. (Mead – 1934) L’io e la coscienza individuale risulterebbero unicamente dall’interazione con gli altri. In altre parole “l’identità individuale è una configurazione di concezioni di sé che hanno origine nei processi sociali” (Sciolla, 1983, pp. 185-201). 

Se si considerano le forme di socialità ed i vari tipi d’interazione sociale che s’instaurano in rete, si può a ragione paragonare il cyerspazio ad una vera e propria agorà in cui è possibile incontrarsi, chiacchierare, litigare, fare amicizia, così come nella vita reale. Ciò che tuttavia contraddistingue l’essere presenti ed il vivere in esso, è una sostanziale condizione di incorporeità. Rheingold sostiene che nel ciberspazio facciamo tutto ciò che si fa quando ci si incontra, solo che lo facciamo su un monitor, “lasciandoci alle spalle i nostri corpi”. Il fatto di lasciarsi alle spalle i corpi significa che la propria esistenza e l’essere presenti nel luogo-ciberspazio, sono elementi che si legano esclusivamente ad un nome o pseudonimo e ad una pura descrizione di se stessi.

L’incorporeità che caratterizza le relazioni in rete rappresenta un oggetto di studio di notevole interesse, laddove va ad incidere sui processi di formazione dell’identità personale e sociale, sulla costruzione del sé e delle stesse strutture di ruolo. Se nella vita reale, la socialità è più strutturata e le identità, pur essendo molteplici, si presentano integrate e coerenti, al contrario, essendo quella di rete una socialità non strutturata, le persone sembrano diventare pure maschere, le identità si decentrano, si flessibilizzano e divengono quasi entità processuali, uniformandosi alla cultura della simulazione postmoderna (Dell’Aquila, 1997).

È proprio nel momento in cui i singoli si trasfigurano quasi in cyborg (Haraway, 1995), ossia un ibrido tra organico e inorganico, che si realizza un incrocio tra la componente umana e quella cibernetica (innesti artificiali e protesi bioniche). Si crea così una pluralità di alias anonimi al punto che il sé diviene proteiforme e l’identità ne risulta, in qualche modo, sfaldata rispetto alle sue componenti tradizionali.

A tale proposito, Giuliano (1997) parla di “virtualizzazione dell’identità” non come un processo che non si oppone al reale o che rappresenta una falsificazione dell’identità, ma come una sperimentazione con la quale creare uno spazio in cui esprimere aspetti della nostra personalità altrimenti penalizzati dalle regole e dai ruoli che quotidianamente dobbiamo interpretare.

Quel che ci si chiede è se la maschera ed il camuffamento dell’io possano aiutare od ostacolare lo sviluppo della propria identità ossia se il Sé che ne deriva possa definirsi come un “Sé saturo” (Gergen, 1991), ricco e dalle enormi potenzialità o, al contrario, si possa parlare di un “Sé frammentato” ed incapace di autocontrollo.

Secondo Mead (ibidem) il Sé si definisce e si modifica continuamente nel corso della vita di un individuo, attraverso le relazioni sociali. In questo senso, la continua ricerca, da parte dell’individuo, della propria identità si esaurisce (anche all’interno della Rete) in un gioco di specchi.

La società (anche quella di rete) infatti, fornisce uno specchio in cui l’individuo scopre la sua immagine o definizione di sé. In tal senso si può rispondere a quel “Chi sono io?” che crea nell’uomo tanta insicurezza ed ansia. La rete è dunque anche uno specchio sociale che determinerebbe una certa scomposizione o frammentazione del Sé (Turkle, 1995) che si può realizzare, ad esempio, nei diversi modi di “firmarsi” o nella stessa scomposizione in varie sezioni delle home page.

In questo modo, secondo Sherry Turkle (ibidem), si definisce un’identità postmoderna scomposta in diversi riquadri che corrisponderebbero alle diverse sezioni dell’home page. In realtà le teorie e concezioni relative all’identità in rete appaiono alquanto controverse: dove alcuni parlano di “identità” infatti, altri parlano di “Sé” e altri ancora di “persona”, mentre c’è chi usa i due termini come fossero sinonimi, senza tenere conto che la “persona”, a differenza del Sé, ha una dimensione più sociale (Paccagnella, 2000). Si tratta, in realtà di elementi che, sebbene distinti, sono strettamente correlati tanto da sembrare quasi sovrapposti. 

La peculiarità dell’interazione in rete, oltre alle nuove forme di socialità, determina un cambiamento più intimo dell’individuo visto che ne risulta modificato il concetto stesso di identità. Lo schermo del computer, suddiviso in più finestre, in ognuna delle quali l’individuo può essere impegnato a gestire un ruolo differente, è l’immagine che Sherry Turkle usa per descrivere l’identità postmoderna.

A tale proposito Giuliano (1997) ritiene che se, da un lato, Internet “il sistema decentrato dell’era postmoderna” rappresenti le crisi dell’identità, dall’altro ritiene che esso costituisca un enorme potenziale di sviluppo per quanto concerne il problema della formazione dell’identità. In altri termini il rapporto tra comunicazione al computer e identità può essere interpretato secondo due punti di vista complementari.

Da una parte la Rete, rendendo molto facile il camuffamento nel gioco delle identità, accompagna il processo di offuscamento dell’identità connotata da confini sempre più sfumati. In questo senso se si accetta la concezione della moderna sociologia che vede l’identità come il prodotto delle relazioni sociali, è da notare come Internet, accelerando il ritmo delle esperienze e delle interazioni, determini il carattere proteiforme dell’identità postmoderna la quale si frammenta in maschere e ruoli. Internet è dunque lo strumento di tale frammentazione dato che le maschere sono immediatamente disponibili.

Tuttavia, nello stesso tempo, Internet rappresenta la possibilità di trasformare le insidie della frammentazione dell’identità in nuove risorse e potenzialità per l’individuo. L’incorporeità tipica della “ciber-interazione”, forgia un nuovo concetto di identità parallelo e sovrapposto a quello reale. Emerge infatti, nella comunicazione in rete, la possibilità di costruire identità diverse, contigue e differenziate rispetto a quella vincolata al principio di identità stabile di stampo moderno. Dalla capacità mimetica (nel senso di mimesis aristotelica) dell’individuo, dalla moltiplicazione degli pseudonimi o degli avatar, nasce dunque l’identità postmoderna che definisce un soggetto errante.

È così che l’identità nomade (Boccia Artieri, Mazzoli, 2000) definibile come un io molteplice e in evoluzione, si muove all’interno dello spazio cibernetico, con maggiore disinvoltura e libertà che nella vita reale. Il problema tuttavia resta aperto: e-mail, chat line e giochi di ruolo costituiscono nuove risorse gestibili dall’individuo il quale, spegnendo il computer può interrompere il “gioco” e abbandonare un ruolo; oppure sono la strada verso la dissociazione schizofrenica della personalità multipla?

Sembra che il gioco con l’identità e la sperimentazione siano tali solo se, in qualsiasi momento, si può scegliere di interrompere il gioco e tornare ad essere ciò che si era prima. Altrimenti si finisce con il perdersi nelle maschere e nei frammenti delle identità fittizie.

Autore: dr. Valeria Manelli

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