SEDE ROMA - ZONA SAN GIOVANNI / RE DI ROMA | TEL 06 64821325 | seguici su:   facebook  youtube  instagram  linkedin

Attività Istituzionali

  • Attività istituzionali

    Attività istituzionali

    Psicoterapia economicamente accessibile, qualitativa e professionale. L’Associazione PSY ONLUS considera “la psicoterapia un bene che deve essere fruibile a tutti, indistintamente da sesso, religione, etnia, posizione. Questa mission personale e professionale, oltre che essere presente nella pratica professionale individuale, ha trovato forma nella costituzione nel 2005 dell’Associazione PSY ONLUS – Consultorio Psicoterapia e Psicologia Clinica. Questa realtà garantisce l’utenza in quanto il lavoro in rete di un professionista determina una costante valutazione della sua qualità professionale, oltre che dell’aderenza al codice deontologico professionale, elementi fondamentali nell’esercizio di qualsiasi professione ma che in questa sono necessari più dei titoli accademici.
  • Psicoterapia per tutti

    Psicoterapia per tutti

    Si tratta di servizi che, utilizzando specifiche tecniche terapeutiche, propongono percorsi di comprensione e cambiamento, profondo e globale, dei processi personali attraverso i quali le persone si limitano e si mantengono nel disagio.

    Scopri di più

  • Sportello di Ascolto Psicologico

    Sportello di Ascolto Psicologico

    Lo Sportello di Ascolto Psicologico è stato pensato e voluto come uno spazio di accoglienza delle persone, dentro il quale è possibile offrire risposte ai vari interrogativi che via via vengono a formarsi nel corso della vita.Lo Sportello è un Servizio Gratuito e di libero accesso ed è aperto ogni primo sabato del mese presso la sede della nostra associazione dalle ore 10 alle ore 13.

    Scopri di più

  • Sportello famiglia

    Sportello famiglia

    Lo Sportello Famiglia è un’attività di prevenzione della gestione della conflittualità genitoriale finalizzata alla riduzione del danno evolutivo sui figli minori.

    Scopri di più

  • Sportello Benessere Alimentare

    Sportello Benessere Alimentare

    Il benessere alimentare è un fattore preventivo della salute delle persone.

    Scopri di più

  • Sportello per le vittime di Cyberbullismo

    Sportello per le vittime di Cyberbullismo

    L’associazione Psy si rende attiva nella lotta a questo tipo di comportamenti, mettendo a disposizione uno spazio settimanale di accoglienza e supporto alle giovani vittime.

    Scopri di più

  • Emergenza Covid-19

    Emergenza Covid-19

    L’Associazione ha attivato il Sportello Send Help – intervento psicologico per aiutare a sostenere l’emergenza emotiva derivante dalla pandemia e lo Sportello a Distanza per sostenere le donne vittime di violenza e con problemi di dipendenza psicologica

    Scopri di più

  • Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi

    Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi

    Sono consulenze specialistiche per disagi relativi alla sfera personale e psichica finalizzate all’inquadramento diagnostico e alla cura attraverso lo sviluppo di un piano terapeutico

    Scopri di più

  • Mediazione familiare

    Mediazione familiare

    La Mediazione si pone l’obiettivo di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un’ottica di continuità genitoriale.

    Scopri di più

  • Sai a chi rivolgerti?

    Sai a chi rivolgerti?

    Sono consulenze specialistiche per disagi relativi alla sfera personale e psichica finalizzate all’inquadramento diagnostico e alla cura attraverso lo sviluppo di un piano terapeutico

    Scopri di più

  • Rete Territoriale

    Rete Territoriale

    Scopri di più

  • Attività istituzionali
  • Psicoterapia per tutti
  • Sportello di Ascolto Psicologico
  • Sportello famiglia
  • Sportello Benessere Alimentare
  • Sportello per le vittime di Cyberbullismo
  • Emergenza Covid-19
  • Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi
  • Mediazione familiare
  • Sai a chi rivolgerti?
  • Rete Territoriale
INFORMAZIONI
  • Colloquio Psicologico Gratuito

    La consulenza psicologica gratuita è un intervento, se effettuato sulla base di specifiche competenze professionali e tecniche, che ha di per se una azione di cura ed è una prestazione professionale che ha già la potenzialità di generare il cambiamento.

    Scopri di più

  • Parcella deducibile / rimborsabile

    Chiedete fin dall’inizio quanto costa la consulenza o la terapia. Le assicurazioni complementari coprono una parte dei costi per psicoterapie fornite da psicoterapeuti liberi professionisti.

    Scopri di più

  • Erogazioni liberali alle ONLUS

    Le persone fisiche possono dedurre dal reddito complessivo le liberalità erogate a favore delle Onlus, nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di € 70.000,00 annui.

    Scopri di più

  • Quanto costa la Psicoterapia

    L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha stabilito dagli ordini professionali che prevede il costo di ogni singolo incontro a seconda del tipo di intervento (individuale, di gruppo, familiare, ecc.).

    Scopri di più

  • Diritti del paziente

    Quando si fa ricorso ad un servizio psicologico si è in presenza, dal punto di vista legale, di un mandato. Lo psicologo specialista s’impegna a svolgere con cura il compito affidatogli.

    Scopri di più

  • Consulenza competente

    La malpratique professionale è ancora diffusa e crediamo che una utenza informata possa essere un viatico alla svolgimento corretto di una professione molto utile e che amiamo.

    Scopri di più

  • Quanto può durare la Psicoterapia

    La durata della psicoterapia, oltre che dai tempi interni della persona e dalla sua situazione di partenza, dipende inoltre dagli obiettivi che vengono posti insieme tra terapeuta e paziente.

    Scopri di più

  • Codice deontologico

    In 42 articoli il testo approvato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine nell'adunanza del 27-28 giugno 1997.

    Scopri di più

  • Consulenza o Terapia?

    Rivolgersi allo psicologo – psicoterapeuta non significa per forza impegnarsi in un lungo (e quindi anche costoso) percorso.

    Scopri di più

  • Codice di condotta

    Relativo all'utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell'attività professionale degli psicologi.

    Scopri di più

Psicoterapia e denaro – la parcella del terapeuta e le fantasie ad esso connesse.

Denaro e Psiche – Valori e significato nelle relazioni di scambio

PsicPsicoterapia e denaro – la parcella del terapeuta e le fantasie ad esso connesse. – pubblicato 31.08.2019

Il tema del pagamento in terapia rientra in quello più ampio del setting ed è stato trattato seriamente dal punto di vista teorico a partire dagli albori. Freud ha introdotto il principio del “noleggio dell’ora” come strumento necessario, in quanto “senza di che le resistenze dell’inconscio troverebbero una sin troppo facile via di scarica”.

La presenza di un onorario non soltanto introduce nel rapporto terapeutico dei significati, ma investe anche aspetti legati al principio di realtà, individuali e sociali. La psicoterapia é un’attività professionale e, in quanto tale, possiede una dimensione concreta, di cui gli aspetti legati alla transazione del denaro fanno parte.

Lo psicologo dipende dalla sua attività professionale per guadagnarsi da vivere, ma immaginare che la dimensione economica del rapporto non influisca sullo spazio relazionale e sulla terapia è quanto meno ingenuo. In questa dimensione idealizzata – a volte fantasticata da alcuni pazienti che chiedono primi colloqui o addirittura terapie gratuite in virtù dell’idea che se al terapeuta importasse “veramente” di loro non chiederebbe del denaro per aiutarli – sarebbe impossibile elaborare tutta l’importantissima area simbolica delle dipendenze e delle controdipendenze, ma allo stesso modo ci si scontrerebbe con l’impossibilità di compiere un trattamento psicoterapeutico se la dipendenza del terapeuta dai pazienti per il proprio sostentamento fosse eccessiva. Per tale motivo terapie a basso costo non solo sono sintomatiche di un professionista che non ha i fondi da investire sulla formazione continua – attività fondamentale – ma sono anche lesive del benessere del paziente in quanto generano una elevata dipendenza del terapeuta dai pazienti, relativamente al proprio sostentamento economico.

Non vi è dubbio che il denaro, ad esempio la voglia di guadagnare da parte del terapeuta e di risparmiare da parte del paziente, sia una questione legata a emozioni e motivazioni che possono anche essere importanti. Una giusta parcella, che sia sostenibile da entrambe le parti in causa, garantisce il setting e permette di instaurarsi della dipendenza e contro dipendenza del paziente ma non implica in dinamiche personali il terapeuta, mantenendo – passate la metafora – il “campo operatorio” sterile.

Il pagamento della terapia, equo in base a quanto professionalmente formato il terapeuta e in base al Tariffario Nazionale, sostenibile in base alla situazione sociale attuale, permette che vi sia un riconoscimento da parte del paziente che ciò che sta ricevendo è una prestazione professionale e nella relazione garantisce un equo scambio. Il terapeuta infatti mette a disposizione la propria competenza teorico-professionale, il paziente mette a disposizione la propria competenza su di sè ed insieme si lavora per giungere agli obiettivi concordati. Senza questo equo scambio non c’è terapia ma una reciproca manipolazione disfunzionale in primis al paziente e una non eticità del terapeuta.

Inoltre, la questione del denaro viene proficuamente utilizzata per comprendere dinamiche sia del paziente sia del terapeuta, e si noti che il denaro è un aspetto tra i tanti che possono rientrare nel lavoro terapeutico in senso lato, infatti il terapeuta riflette ugualmente, ad esempio, sulla durata della seduta, ritardi, anticipi, spostamenti etc. etc.

Tutto diviene quindi terapeutico, anche le aspettative magiche che il paziente ha di ricevere qualcosa di cui sente il bisogno ma che pensa di aver “diritto” in base alla sua storia personale, di dover avere gratuitamente o a basso costo. Riconoscere ed accettare il valore di ciò che si riceve in terapia, uscendo dalla pretesa infantile, è già il primo passo verso il cambiamento e il benessere personale e mentale.

Procrastinazione: un tentativo di regolare le emozioni

Perché procrastini? (…non ha nulla a che fare con l’autodisciplina o con la pigrizia!)

Procrastinazione: un tentativo di regolare le emozioni – Pubblicato da Psy il 31.08.2019

Secondo alcuni autori la procrastinazione può essere intesa come una reazione a stati emotivi dolenti che si faticano a gestire. La procrastinazione è un processo “esistenziale” più profondo e complesso di quanto appare, che solleva riflessioni sulla nostra capacità di padroneggiare le azioni, di determinare come investiamo il nostro tempo e come disegniamo il nostro futuro.

Qualche mese fa è uscito sulla versione digitale del New York Times, un interessante articolo a firma di Charlotte Lieberman, che inquadra in maniera interessante la “procrastinazione”, un comportamento sicuramente più difficile da pronunciare, che da mettere in atto!

L’articolo ha il merito di non limitarsi a fornire soluzioni pratiche (per altro utili, come problem solving, time management ecc) ma fare luce sul nucleo problematico che dà origine all’attitudine seriale a rimandare, ovvero la “relazione complicata” tra noi e le nostre emozioni.

A chi non è mai capitato…? Trovarci di fronte a un impegno, riprometterci di portarlo diligentemente a termine… e dirottare inesorabilmente la nostra attenzione verso altre attività, magari utili e lodevoli, ma decisamente meno prioritarie. Ed ecco che la raccolta dei documenti per la dichiarazione dei redditi viene rimandata in favore di una bella spolverata alla collezione di vinili. La prenotazione della visita medica è sostituita dal lavaggio dell’automobile (che non puliamo da 6 mesi…), la stesura dell’ultimo capitolo della tesi viene posticipata al termine dell’episodio della serie TV consigliata dal collega… e così via.

Quali sono i motivi che ci spingono a procrastinare?

I tentativi di spiegazione di tale fenomeno comunemente presi in esame, spesso includono pigrizia, negligenza, scarso senso del dovere (“Ce la potrebbe fare… ma non si applica!”). Ma anche cattiva gestione del tempo, scarsa pianificazione delle attività, insufficiente efficacia nella risoluzione dei problemi (“Ce la potrebbe fare… prova ad applicarsi… ma lo fa male!”). Ciò che caratterizza la procrastinazione, tuttavia, non è solo l’atto di sospendere e rimandare un’attività… ma anche la disturbante percezione emotiva che ne consegue. La sensazione che stiamo andando contro ciò che ci suggerisce il buon senso. Di fatto è un “auto-sabotaggio” bello e buono. Inizialmente ci solleva dall’ansia, ma poi non ci fa sentire a posto con noi stessi.

Essere dei procrastinatori, insomma, è una cosa fortemente irrazionale. Allora perché lo facciamo? Secondo Tim Pychyl, professore di psicologia e membro del Gruppo di Ricerca sulla Procrastinazione dell’Università di Carleton di Ottawa, la procrastinazione non è una condotta causata da pigrizia o scarsa vocazione alla gestione degli impegni, ma una reazione di fronte a stati emotivi dolenti che si faticano a gestire: ansia, timore di solitudine o di critica, inadeguatezza, senso di colpa ecc.

In uno studio del 2013 Pychyl e Sirois hanno descritto la procrastinazione come il prevalere dell’urgenza di gestire immediatamente un’emozione dolorosa, rispetto al vantaggio a lungo termine di portare avanti un’attività. Insomma, meglio occuparsi della gallina oggi, che pensare all’uovo di domani.

L’avversione verso un’attività è certamente legata alla natura dell’attività stessa. Pulire un bagno sporco o produrre una noiosa e articolata relazione lavorativa possono essere attività non propriamente esaltanti. Tuttavia, siamo influenzati anche da pensieri ed emozioni più articolati, che vanno al di là dell’incombenza, ma sono legati alla nostra persona: “Sarò in grado di portarla a termine?” “Cosa penseranno gli altri di me?” “Se dovessi fallire cosa succederà?”. Davanti a questi pensieri possiamo allarmarci e cercare una via di fuga.

Ciò non elimina per sempre gli stati dolorosi associati all’impegno rimandato. Questi torneranno non appena i nostri pensieri vi faranno ritorno. Spesso in maniera non indulgente, ma sotto forma di dialogo interiore autocritico, severissimo e inflessibile (“Buono a nulla! Incapace! Scansafatiche! Non sei in grado!”) che aumenta la sofferenza e che paradossalmente proviamo a gestire… procrastinando ancora!

Allora cosa ci spinge a rimandare, pur consapevoli delle conseguenze? Presto detto: quel momento di liberatorio sollievo dall’emozione dolente. È quella sensazione lo zuccherino… il “premio”. Il comportamentismo ci ricorda che quando, a seguito di un’azione, riceviamo un rinforzo immediato… questo incrementerà la nostra tendenza a ripeterla. Per questo la procrastinazione è un comportamento a forte “rischio” di cronicizzazione.

Quali sono i costi della procrastinazione? Più pesanti rispetto ai guadagni: stress cronico, un basso livello di soddisfazione rispetto alla propria vita, sintomi depressivi, ansia, cattivi stili di vita che può includere una scarsa capacità di prendersi cura della propria salute, con pesanti ricadute dal punto di vista psicofisico.

Considerare la procrastinazione come un tentativo fallace di regolare l’emotività ha dato spunto a interessanti ricerche e considerazioni. Ad esempio, uno studio condotto da Eckert e colleghi (Eckert et al, 2016) su un campione di studenti universitari, mostra come acquisire e mettere in pratica strategie focalizzate sull’emozione, che migliorano le capacità di tollerare o modificare gli stati emotivi dolorosi, possa aiutare a ridurre significativamente la tentazione di utilizzare la procrastinazione per regolare lo stato emotivo.

La procrastinazione diventa la strategia di scelta nel momento in cui crediamo di poter raggiungere uno stato emotivo desiderato attraverso l’evitamento, anziché attraverso un’azione finalizzata. Ciò avviene spesso anche perché non sempre abbiamo una piena consapevolezza dei desideri che ci guidano e delle aspettative personali e interpersonali, positive o negative, che ci prefiguriamo.

A supporto di questa visione Pychyl e Sirois (2016) affermano che la procrastinazione è un tentativo di regolare l’emotività derivante dalla mancata capacità di vedere continuità tra il sé presente e il sé futuro. Una sorta di prospettiva miope in cui facciamo fatica a mettere a fuoco in maniera benevola un’immagine, una rappresentazione positiva di noi stessi nel futuro. In questa prospettiva il lavoro metacognitivo risulta di fondamentale importanza. Serve ad aiutare la persona a sbrogliare la matassa e a visualizzare nitidamente quali sono le connessioni, i fili che corrono tra la situazione vissuta, i propri desideri, le aspettative personali e relazionali, le proprie emozioni e i propri comportamenti.

Possiamo offrire al nostro cervello una proposta più allettante rispetto al sollievo dell’evitamento, ovvero una vita in cui possiamo esercitare l’intento di incidere attivamente sulla nostra quotidianità. Oltre a comprendere le cause emotive della procrastinazione e provare ad adottare strategie differenti per superare il “blocco”, un altro passo importante è accedere a un sistema di motivazione benevolente nei confronti di noi stessi, in modo da perseguire i desideri con impegno, curiosità, accettazione dei limiti ed entusiasmo, anziché ruminazione e rimorso.

In conclusione

La procrastinazione è un processo “esistenziale” più profondo e complesso di quanto appare, che solleva riflessioni sulla nostra capacità di padroneggiare le azioni, di determinare come investiamo il nostro tempo e come disegniamo il nostro futuro.

Procrastinare ci mette a confronto con la nostra comune condizione di esseri umani, vulnerabili agli stati mentali dolorosi e desiderosi di sentirci felici, a posto con noi stessi e con gli altri, nelle scelte e nelle azioni che compiamo.

Il cambio di assetto mentale sta nell’andare oltre i fantasmi di fallimento e catastrofe che creano sofferenza e che ci spingono alla procrastinazione, verso una prospettiva in cui diamo forma alla nostra giornata, all’esperienza soggettiva, intorno a stati piacevoli in cui ci sentiamo attivi, coinvolti, capaci nello sperimentare azioni coerenti con i nostri desideri e le nostre inclinazioni (Dimaggio et al. 2019).

Assaporare il senso di efficacia, anche nel superare gli ostacoli e abbandonare la paura. Sentirci finalmente liberi di telefonare e prendere quell’appuntamento, inviare l’e-mail che da mesi conserviamo nelle bozze, iniziare il corso che ci incuriosisce da tempo, inserire la nuova strofa nella nostra canzone, mettere il punto finale al nostro nuovo articolo.

 di Benjamin Gallinaro

Siamo tutti un po’​ psicologi…

Siamo tutti un po’​ psicologi… pubblicato il 12.08.2019

Siamo tutti un po’​ psicologi… pubblicato il 12.08.2019

Siamo tutti un po’ psicologi. L’argomentazione è inoppugnabile visto che lo psicologo ha il suo specifico nelle relazioni umane. Tutti siamo di fatto in relazione, anzi, volendo tutti ci possiamo considerare esperti in relazioni in un universo mondo in cui l’assioma principale è che “non si può non comunicare”.

E passi per chi ha la “sindrome del marinaio di lungo corso”, per chi, quindi, in virtù di esperienze difficili o di molteplici amori e dolori si porta dietro la sensazione di averne vissuta talmente tanta, di vita, di averne che ne cresce, da insegnare agli altri. Ci sono anche quelli, ancora più pericolosi, cui fin da piccoli tutti raccontavano tutto; quelli che sono sempre stati cercati per la dote del buon consiglio e della capacità di ascolto innata. Già Charmet individuava negli adolescenti centrati su questo funzionamento un substrato depressivo. Ma chissà, forse, leggendo la postfazione di “una storia” di Alessandro Baricco si potrebbe essere d’accordo nell’avere simpatia per lo psicanalista depresso come figura “bella”, che, forse avendo sperimentata la sofferenza sulla propria pelle tratta con rispetto e comprensione chi ne soffre. Terapia centrata sul cliente, Rogers docet?

“A cosa serve uno Psicologo? Io ho dei buoni amici”.“Io anche nel mio lavoro spesso sono un po’ Psicologo”.“Costa troppo uno Psicologo”.

Per diventare uno psicologo ci vogliono 6 anni, 5 mesi e 11 giorni, circa. Due lauree, una triennale e una magistrale, dodici mesi di tirocinio di 1000 ore, un Esame di Stato di quattro prove e l’iscrizione all’Albo degli Psicologi. Possiamo aggiungere 4 anni di scuola di specializzazione in psicoterapia per un costo medio di 20.000€ e numerose ore di stage non retribuito. Un Master, perché no?! Corsi extra per protocolli terapeutici.. terapia personale, supervisione dei casi, formazione continua……Insomma quello che potrebbe sembrare spesso negli anni un punto di arrivo, è solo un nuovo punto di partenza.

Eppure io non credo di essere un po’ “avvocato” perché conosco qualche nozione di diritto. Non credo di essere un po’ “nutrizionista” perché ho fatto una dieta e sfogliato qualche rivista. Non credo di essere un po’ “medico” perché conosco qualche medicinale. Dunque perché una formazione così importante, se il mio valore professionale è uguale a quello di un buon amico? Perché l’onorario di uno Psicologo deve esser diverso da quello di un odontoiatra, di un ginecologo o di un architetto se la formazione ha un costo uguale se non anche superiore?

Il 10 Ottobre, è la Giornata Nazionale della Psicologia, una delle scienze e delle professioni che più risente di pregiudizi e luoghi comuni sbagliati. La figura dello psicoterapeuta è infatti spesso stereotipata: è colui che ha uno studio con un lettino, che interpreta i sogni e che ti dà consigli. Lo psicologo si occupa di prevenzione, diagnosi e attività di riabilitazione e di sostegno nei confronti di singoli soggetti ma anche di gruppi, organizzazioni e comunità. Lo psicologo non è necessariamente uno psicoterapeuta. A diventare Psicoterapeuti possono essere Psicologi, ma anche Medici. Lo psicologo non dà consigli ma si occupa della cura degli individui facendo interventi su base scientifica e non secondo il senso comune.

No. Non siamo tutti un po’ Psicologi. (Fonte dott.Roberto Casella)

DISTURBI TRATTATI
CHI SIAMO

L'Associazione Psy ONLUS considera fondante l’idea che la professione clinica sia un bene che deve essere fruibile a tutti, indistintamente da sesso, religione, etnia, posizione sociale ed economica e deve essere sempre qualitativa e professionale, ciò che nel pubblico non sempre è possibile e nel privato non sempre è garantito.

Associazione PSY Onlus ha scelto l'accountability e rende accessibili i suoi dati su Italia non profit

Coccarda Italia psicoterapia psicoterapia aperta

MODULO CONTATTI












     

    <span style='color:red;'>*</span> Acconsento al trattamento dei dati forniti in base all'<wbr>informativa sulla privacy, di cui ho preso visione. <a href='/privacy-policy' target='_blank'>Consulta la Privacy Policy.</a>
    Voglio rimanere informato sulle novità ed i servizi dell'Associazione iscrivendomi alla newsletter.
     


    captcha




    Dove Siamo

    Sede ROMA – Zona San Giovanni (fermata Metro A – Re di Roma)

    Via Ardea, 27 int.8 – Roma – 00183
    tel. +39 06 64.82.13.25