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Attività Istituzionali

  • Attività istituzionali

    Attività istituzionali

    Psicoterapia economicamente accessibile, qualitativa e professionale. L’Associazione PSY ONLUS considera “la psicoterapia un bene che deve essere fruibile a tutti, indistintamente da sesso, religione, etnia, posizione. Questa mission personale e professionale, oltre che essere presente nella pratica professionale individuale, ha trovato forma nella costituzione nel 2005 dell’Associazione PSY ONLUS – Consultorio Psicoterapia e Psicologia Clinica. Questa realtà garantisce l’utenza in quanto il lavoro in rete di un professionista determina una costante valutazione della sua qualità professionale, oltre che dell’aderenza al codice deontologico professionale, elementi fondamentali nell’esercizio di qualsiasi professione ma che in questa sono necessari più dei titoli accademici.
  • Psicoterapia per tutti

    Psicoterapia per tutti

    Si tratta di servizi che, utilizzando specifiche tecniche terapeutiche, propongono percorsi di comprensione e cambiamento, profondo e globale, dei processi personali attraverso i quali le persone si limitano e si mantengono nel disagio.

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  • Sportello di Ascolto Psicologico

    Sportello di Ascolto Psicologico

    Lo Sportello di Ascolto Psicologico è stato pensato e voluto come uno spazio di accoglienza delle persone, dentro il quale è possibile offrire risposte ai vari interrogativi che via via vengono a formarsi nel corso della vita.Lo Sportello è un Servizio Gratuito e di libero accesso ed è aperto ogni primo sabato del mese presso la sede della nostra associazione dalle ore 10 alle ore 13.

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  • Sportello famiglia

    Sportello famiglia

    Lo Sportello Famiglia è un’attività di prevenzione della gestione della conflittualità genitoriale finalizzata alla riduzione del danno evolutivo sui figli minori.

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  • Sportello Benessere Alimentare

    Sportello Benessere Alimentare

    Il benessere alimentare è un fattore preventivo della salute delle persone.

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  • Sportello per le vittime di Cyberbullismo

    Sportello per le vittime di Cyberbullismo

    L’associazione Psy si rende attiva nella lotta a questo tipo di comportamenti, mettendo a disposizione uno spazio settimanale di accoglienza e supporto alle giovani vittime.

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  • Emergenza Covid-19

    Emergenza Covid-19

    L’Associazione ha attivato il Sportello Send Help – intervento psicologico per aiutare a sostenere l’emergenza emotiva derivante dalla pandemia e lo Sportello a Distanza per sostenere le donne vittime di violenza e con problemi di dipendenza psicologica

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  • Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi

    Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi

    Sono consulenze specialistiche per disagi relativi alla sfera personale e psichica finalizzate all’inquadramento diagnostico e alla cura attraverso lo sviluppo di un piano terapeutico

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  • Mediazione familiare

    Mediazione familiare

    La Mediazione si pone l’obiettivo di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un’ottica di continuità genitoriale.

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  • Sai a chi rivolgerti?

    Sai a chi rivolgerti?

    Sono consulenze specialistiche per disagi relativi alla sfera personale e psichica finalizzate all’inquadramento diagnostico e alla cura attraverso lo sviluppo di un piano terapeutico

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  • Rete Territoriale

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INFORMAZIONI
  • Quanto può durare la Psicoterapia

    La durata della psicoterapia, oltre che dai tempi interni della persona e dalla sua situazione di partenza, dipende inoltre dagli obiettivi che vengono posti insieme tra terapeuta e paziente.

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  • Consulenza competente

    La malpratique professionale è ancora diffusa e crediamo che una utenza informata possa essere un viatico alla svolgimento corretto di una professione molto utile e che amiamo.

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  • Erogazioni liberali alle ONLUS

    Le persone fisiche possono dedurre dal reddito complessivo le liberalità erogate a favore delle Onlus, nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di € 70.000,00 annui.

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  • Quanto costa la Psicoterapia

    L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha stabilito dagli ordini professionali che prevede il costo di ogni singolo incontro a seconda del tipo di intervento (individuale, di gruppo, familiare, ecc.).

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  • Consulenza o Terapia?

    Rivolgersi allo psicologo – psicoterapeuta non significa per forza impegnarsi in un lungo (e quindi anche costoso) percorso.

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  • Parcella deducibile / rimborsabile

    Chiedete fin dall’inizio quanto costa la consulenza o la terapia. Le assicurazioni complementari coprono una parte dei costi per psicoterapie fornite da psicoterapeuti liberi professionisti.

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  • Codice di condotta

    Relativo all'utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell'attività professionale degli psicologi.

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  • Colloquio Psicologico Gratuito

    La consulenza psicologica gratuita è un intervento, se effettuato sulla base di specifiche competenze professionali e tecniche, che ha di per se una azione di cura ed è una prestazione professionale che ha già la potenzialità di generare il cambiamento.

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  • Diritti del paziente

    Quando si fa ricorso ad un servizio psicologico si è in presenza, dal punto di vista legale, di un mandato. Lo psicologo specialista s’impegna a svolgere con cura il compito affidatogli.

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  • Codice deontologico

    In 42 articoli il testo approvato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine nell'adunanza del 27-28 giugno 1997.

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L’analisi del transfert, strumento di cura in psicoterapia per imparare a saper stare in relazioni sane.

L’analisi del transfert, strumento di cura in psicoterapia per imparare a saper stare in relazioni sane.

Data di pubblicazione: 27 settembre 2019

Transfert è un termine Freudiano usato per descrivere l’assegnazione all’altro di sentimenti e atteggiamenti associati a figure significative infantili.

Il transfert è praticamente una normale “proiezione” sull’altra persona di immagini interne, provenienti cioè dal proprio mondo interiore. E’ presente in ogni tipo di relazione interpersonale, ma nella relazione tra analista e paziente si manifesta in tutta la sua potenza e viene utilizzato dallo psicoterapeuta per portare avanti e concludere il processo psicoanalitico di guarigione. 

La relazione tra analista e analizzato è paragonabile a una qualsiasi storia d’amore, dove si mettono in atto emozioni di stima, affetto e amore per il partner ma anche competitività, invidia, gelosia e aggressività. Secondo Sigmund Freud, il transfert è una forma di innamoramento che prescinde dall’aspetto, dall’età e dal sesso dello psicoanalista, e si manifesta anche quando questi si mantiene distaccato dal paziente e conserva un comportamento riservato.

« Questo amore non si limita ad obbedire, diventa esigente, domanda soddisfazione di tenerezza e sensualità, pretende l’esclusività, si fa geloso, mostra sempre più l’altro suo aspetto, e cioè una prontezza a convertirsi in ostilità e vendetta, se non può raggiungere i propri scopi. Contemporaneamente, come ogni altro amore, soverchia qualsiasi altro contenuto psichico, spegne l’interesse [del paziente] alla cura e alla guarigione, sostituendo alla nevrosi un’altra forma di malattia »(Freud, La mia vita e la psicoanalisi, capitolo de I Fattori Sessuali, pag. 192)

In questo gioco di forze emotive l’analista è pienamente coinvolto ed infatti si parla di controtrasfert per esprimere la reazione emotiva e affettiva dell’analista al transfert del paziente.

Un amore pericoloso da gestire, dunque. Doloroso per il paziente che attraverso di esso riporta alla vita l’amore difficile della sua infanzia, pericoloso anche per l’analista, che ne può rimanere inviluppato, quando il controtransfert riporta alla vita il suo personale vissuto.

 Il punto in cui il lavoro dell’analista interviene per aiutare il paziente è proprio la capacità di prendere atto del transfert del paziente e del proprio controtransfert pur riuscendo a mantenere le distanze da essi.

In questo modo, l’analista che non rimane coinvolto dal transfert del paziente gli insegna una modalità di emancipazione dal transfert stesso, in altre parole un modo per prendere le distanze e sentirsene liberato, che è poi lo scopo della terapia psicoanalitica, in quanto si può dire che la terapia si ritiene conclusa proprio nel momento in cui il paziente si libera dalla dipendenza da un transfert di un conflitto infantile non risolto, cioè dalla necessità di ripetere continuamente le dinamiche del conflitto infantile.

Con il distacco, il paziente è aiutato ad esplorare il modo in cui le dinamiche delle relazioni passate sono usate in modo inappropriato nel presente.

 Secondo Freud alla base della nevrosi vi è una parte di vita amorosa deviata in modo anormale, per cui la nevrosi è causata esclusivamente da fattori sessuali.

Il transfert è infatti la proiezione sulla persona dello psicoanalista di un complesso di Edipo/Elettra che non è stato risolto, e quindi di una sessualità/amore infantile mal vissuti. Per Freud il transfert ha le caratteristiche di un amore infantile, che non ha riguardo per l’età, il sesso, l’aspetto e il comportamento della persona dell’analista. Via via che si procede nell’analisi il contenuto rimosso riemerge nella parte cosciente dell’Io e si manifesta come un grande amore, con un forte carico di libido e sofferenza.

Il transfert, come una normale proiezione, è un modo di portare alla luce un contenuto dell’inconscio rimosso e inaccettabile. Ecco che Freud afferma che « Il paziente riproduce, in forma intuibile, attuale, in luogo di ricordare. […] il ricordare è un rivivere »

Il transfert viene per cosi dire riproposto per essere risolto proprio mentre è nel presente.

Il paziente riproduce, come una messa in scena, quanto ha avuto luogo nella sua vita affettiva anni prima, e questo rivivere è come un ricordare. Riaffiorano alla coscienza pulsioni, sentimenti quasi sempre di natura conflittuale e ambivalente, odio e amore vissuti nell’infanzia nei confronti di figure fortemente significative come i genitori e che vengono rivolti al terapeuta con intense spinte libidiche. Freud parla di transfert positivo e negativo in base al sentimento prevalente nei confronti del terapeuta, che può essere affetto o ostilità. Nel transfert cosiddetto positivo si nasconde inconsciamente l’aspettativa di essere amati in chiave infantile che genera successivamente atteggiamenti di forte delusione aperta o nascosta; nel transfert negativo l’atteggiamento ostile è manifesto. In entrambi i casi si mette in evidenza la difficoltà della relazione col genitore, la sofferenza del paziente nell’aver vissuto il “non-amore”..

Il transfert mette in luce la nevrosi del paziente attraverso questi due aspetti: la “coazione a ripetere”, ripetizione delle esperienze e degli atteggiamenti infantili nel presente in attesa che il conflitto venga risolto, e il trasferimento sull’analista di una figura interna.

Da precisare che le esperienze vissute nel passato non vengono rivissute realisticamente, ma si manifestano soprattutto con immagini rappresentative, fantasie e simboli. Freud afferma che, quando un investimento libidico infantile è rimasto “parzialmente insoddisfatto”, il soggetto “è costretto ad avvicinarsi con rappresentazioni libidiche anticipatorie ad ogni nuova persona che incontra. (…) In altre parole il soggetto vede in ogni persona nuova che incontra il potenziale genitore in grado di completare il soddisfacimento dei suoi bisogni infantili. La nevrosi consiste proprio nella necessità avvertita dal soggetto di rivivere le situazioni del passato nella speranza che abbiano un esito diverso e soddisfacente.

È’ dunque normalissimo e comprensibile che l’investimento libidico, parzialmente insoddisfatto, con tutto il suo carico di aspettative, si rivolga anche alla persona del medico.

Secondo Freud la persona inserirà il medico in una delle ‘serie’ psichiche che ha formato fino a quel momento”. Queste “serie” possono essere fondamentalmente “l’imago materna”, “l’imago paterna”, “l’imago fraterna”. Questa “imago” (o immagine o oggetto interno), che viene trasferita sull’analista, non rispecchia le caratteristiche reali della madre o del padre, bensì riflette il modo in cui tali figure sono state internamente percepite, vissute, desiderate e temute nell’infanzia.

Le figure genitoriali in origine sono state introiettate, ma contemporaneamente sono state distorte dalla proiezione degli impulsi del soggetto (specie quelli aggressivi), per cui risultano deformate.

Il paziente, anche, può trasferire sull’analista la figura del genitore non come era stato da lui vissuto, ma come era stato desiderato.

Queste figure interne, come una sorta di prestampo, vengono inconsciamente proiettate sulla persona che si incontra prima ancora di verificare gli effettivi comportamenti di tale persona, e con esse i propri sentimenti di odio o aspettative di amore.

In pratica sono le figure fantastiche che costituiscono la base del transfert, sulla cui analisi si basa la terapia.

Lo psicoanalista non risolve il conflitto originario né cedendo al transfert, né irrigidendosi e abbandonando la terapia.

« L’unica via d’uscita dalla situazione della traslazione consiste nel riannodarla al passato dell’ammalato, così come egli lo ha effettivamente vissuto, o come lo ha costruito nella sua immaginazione agente al servizio dei suoi desideri »

La soluzione del conflitto transferale implica la simultanea soluzione del conflitto infantile del quale è una nuova rivisitazione.

La nevrosi e le fantasie di transfert del paziente spariscono quando questi ha rivissuto i propri istinti e li ricorda senza tentativi di rimozione, quando ne diviene cosciente, quando si costruisce un Io più forte dell’inconscio e della coscienza morale (Es e Super-Io) e così ritrova la sua unità.

Ma qual è l’elemento chiave dell’azione dello psicoterapeuta nel risolvere il transfert?

Freud stesso aveva detto una volta, in una lettera a Jung, che “la psicoanalisi è la cura dell’amore”.

L’amore nella relazione tra psicoanalista e paziente si manifesta apparentemente attraverso il transfert. L’amore di transfert nei confronti del terapeuta non è per così dire “irreale”, ma solo malato.

L’amore si manifesta da parte del terapeuta con l’attenzione costante sul paziente, con l’ascolto e la comprensione. Si manifesta con l’accettazione, la guida, l’incoraggiamento, il confronto, la sua presenza virtuale sempre costante e la sua offerta di aiuto in quello che per il paziente è un viaggio nell’inconscio più buio per ritrovare la luce. Plausibilmente sono queste le caratteristiche peculiari di un genitore che sono mancate al bambino divenuto un adulto “complessato”.

Il paziente è naturalmente portato a ricambiare l’amore di tipo “genitoriale” ricevuto dallo psicoterapeuta, ma non riesce a farlo nel modo più naturale e gioioso perché nella sua antica relazione con i genitori non ha appreso un modo “corretto” di amare. Ecco che alla offerta di amore “genitoriale” un paziente ricambia con un amore infantile che nelle sue modalità mette in luce le sue necessità, i suoi antichi bisogni e i vuoti affettivi. Fondamentalmente evidenzia l’incapacità del paziente di una risposta affettiva adeguata, e cioè il suo “non saper amare”, dovuto alla impossibilità di esprimere il suo amore nella relazione col genitore o nel non riconoscere nel comportamento del genitore il valore del proprio amore. Il transfert è estremamente utile perché porta alla luce la modalità infantile con cui il paziente ha amato il genitore e le sue problematiche.

Gli esseri umani soffrono fondamentalmente per non essere stati amati abbastanza o nel modo appropriato. All’origine di una malattia psichica o di un disagio c’è spesso una ferita d’amore che li accompagna per tutta la vita. Il complesso Edipico altro non è che una ferita d’amore, la prima e la più grande.

A questa ferita primaria l’Io risponde con i suoi meccanismi di difesa. Avremo una bassa auto-stima o al contrario una eccessiva autostima, tendenza alla depressione o al narcisismo. Avremo un senso di identità e di valore personale molto scarso, come nella personalità borderline, avremo oppure personalità autoritarie.

Ma le ferite d’amore possono essere curate solo dall’amore. Il paziente però viene confuso dal suo transfert. L’intensa carica libidica con cui trasferisce la sua immagine interna sul medico lo porta spesso a desiderare con lui un amore fisico o romantico. Quando questi desideri si manifestano da entrambe le parti è bene prenderne atto, ma non lasciarsene possedere perché non è questo tipo di amore quello di cui il paziente ha veramente bisogno.

L’amore che si manifesta in psicoterapia è libido nel senso freudiano, che scorre dal terapeuta verso il paziente e attraverso quest’ultimo torna indietro al terapeuta. Ed è un reale rapporto di amore. Si manifesta, da parte del medico, con la comprensione del suo paziente, con l’interesse nei suoi confronti e col suo impegno costante nel volerlo aiutare interpretando il suo transfert.

L’amore offerto dal terapeuta diviene per il paziente dipendenza. L’analista diviene il genitore che si occupa degli antichi bisogni rimasti da anni in attesa di soddisfazione. Riempie quel vuoto infantile e il paziente ne diventa dipendente. Come in tutte le dipendenze si manifesta la sua fragilità, la sua debolezza e il suo bisogno, la sua paura e la sua disperazione.

Alla fine la vera guarigione è la capacità che il paziente acquisisce di aprire il proprio cuore all’amore del medico. Lasciar andare le proprie difese, essere se stesso, imparare a sopportare la paura di essere abbandonato, ferito o rifiutato, e ricambiare con gioia l’amore che sente provenire dal suo terapeuta.

Il rapporto tra analista e paziente non è diverso da quello tra maestro spirituale e discepolo, perché anche questo è fatto di amore e mira all’insegnamento al discepolo, da parte del maestro, della emancipazione dalla dipendenza dal maestro stesso e di come divenire padrone della propria energia.

E tutto si semplifica con una sola frase: imparare ad amare.

La nevrosi è una ripetizione coatta di emozioni del passato e della ricerca disperata di un essere umano che aiuti ad imparare ad amare.

Il transfert erotico, come lo chiama Freud, romantico o sessuale, anche se può non sembrare amore “reale” per così dire, è potente e trasformante. Se riconosciuto e accettato è la chiave per la guarigione della ferita d’amore.

Nell’analisi del transfert vengono riportate alla luce sentimenti di rabbia, ostilità e malinconia, ma anche una immensa carica di energia libidica, energia d’amore che viene liberata e che il paziente, “imparando ad amare”, rivolge per primo al suo terapeuta, e poi al mondo esterno.

Questo sorriso di amore segna il momento in cui il paziente non ha più “bisogno” del suo terapeuta e se non ha guarito del tutto la sua ferita ha però imparato a prendersene cura.

Alexia Meli


L’Identità in rete

L’Identità in rete

Data di pubblicazione: 21 settembre 2019

Nell’era della rete e della costruzione di identità virtuali cosa e come si può considerare oggi l’identità e la sua costruzione?

Il punto di partenza della sua costruzione è la relazione. (Mead – 1934) L’io e la coscienza individuale risulterebbero unicamente dall’interazione con gli altri. In altre parole “l’identità individuale è una configurazione di concezioni di sé che hanno origine nei processi sociali” (Sciolla, 1983, pp. 185-201). 

Se si considerano le forme di socialità ed i vari tipi d’interazione sociale che s’instaurano in rete, si può a ragione paragonare il cyerspazio ad una vera e propria agorà in cui è possibile incontrarsi, chiacchierare, litigare, fare amicizia, così come nella vita reale. Ciò che tuttavia contraddistingue l’essere presenti ed il vivere in esso, è una sostanziale condizione di incorporeità. Rheingold sostiene che nel ciberspazio facciamo tutto ciò che si fa quando ci si incontra, solo che lo facciamo su un monitor, “lasciandoci alle spalle i nostri corpi”. Il fatto di lasciarsi alle spalle i corpi significa che la propria esistenza e l’essere presenti nel luogo-ciberspazio, sono elementi che si legano esclusivamente ad un nome o pseudonimo e ad una pura descrizione di se stessi.

L’incorporeità che caratterizza le relazioni in rete rappresenta un oggetto di studio di notevole interesse, laddove va ad incidere sui processi di formazione dell’identità personale e sociale, sulla costruzione del sé e delle stesse strutture di ruolo. Se nella vita reale, la socialità è più strutturata e le identità, pur essendo molteplici, si presentano integrate e coerenti, al contrario, essendo quella di rete una socialità non strutturata, le persone sembrano diventare pure maschere, le identità si decentrano, si flessibilizzano e divengono quasi entità processuali, uniformandosi alla cultura della simulazione postmoderna (Dell’Aquila, 1997).

È proprio nel momento in cui i singoli si trasfigurano quasi in cyborg (Haraway, 1995), ossia un ibrido tra organico e inorganico, che si realizza un incrocio tra la componente umana e quella cibernetica (innesti artificiali e protesi bioniche). Si crea così una pluralità di alias anonimi al punto che il sé diviene proteiforme e l’identità ne risulta, in qualche modo, sfaldata rispetto alle sue componenti tradizionali.

A tale proposito, Giuliano (1997) parla di “virtualizzazione dell’identità” non come un processo che non si oppone al reale o che rappresenta una falsificazione dell’identità, ma come una sperimentazione con la quale creare uno spazio in cui esprimere aspetti della nostra personalità altrimenti penalizzati dalle regole e dai ruoli che quotidianamente dobbiamo interpretare.

Quel che ci si chiede è se la maschera ed il camuffamento dell’io possano aiutare od ostacolare lo sviluppo della propria identità ossia se il Sé che ne deriva possa definirsi come un “Sé saturo” (Gergen, 1991), ricco e dalle enormi potenzialità o, al contrario, si possa parlare di un “Sé frammentato” ed incapace di autocontrollo.

Secondo Mead (ibidem) il Sé si definisce e si modifica continuamente nel corso della vita di un individuo, attraverso le relazioni sociali. In questo senso, la continua ricerca, da parte dell’individuo, della propria identità si esaurisce (anche all’interno della Rete) in un gioco di specchi.

La società (anche quella di rete) infatti, fornisce uno specchio in cui l’individuo scopre la sua immagine o definizione di sé. In tal senso si può rispondere a quel “Chi sono io?” che crea nell’uomo tanta insicurezza ed ansia. La rete è dunque anche uno specchio sociale che determinerebbe una certa scomposizione o frammentazione del Sé (Turkle, 1995) che si può realizzare, ad esempio, nei diversi modi di “firmarsi” o nella stessa scomposizione in varie sezioni delle home page.

In questo modo, secondo Sherry Turkle (ibidem), si definisce un’identità postmoderna scomposta in diversi riquadri che corrisponderebbero alle diverse sezioni dell’home page. In realtà le teorie e concezioni relative all’identità in rete appaiono alquanto controverse: dove alcuni parlano di “identità” infatti, altri parlano di “Sé” e altri ancora di “persona”, mentre c’è chi usa i due termini come fossero sinonimi, senza tenere conto che la “persona”, a differenza del Sé, ha una dimensione più sociale (Paccagnella, 2000). Si tratta, in realtà di elementi che, sebbene distinti, sono strettamente correlati tanto da sembrare quasi sovrapposti. 

La peculiarità dell’interazione in rete, oltre alle nuove forme di socialità, determina un cambiamento più intimo dell’individuo visto che ne risulta modificato il concetto stesso di identità. Lo schermo del computer, suddiviso in più finestre, in ognuna delle quali l’individuo può essere impegnato a gestire un ruolo differente, è l’immagine che Sherry Turkle usa per descrivere l’identità postmoderna.

A tale proposito Giuliano (1997) ritiene che se, da un lato, Internet “il sistema decentrato dell’era postmoderna” rappresenti le crisi dell’identità, dall’altro ritiene che esso costituisca un enorme potenziale di sviluppo per quanto concerne il problema della formazione dell’identità. In altri termini il rapporto tra comunicazione al computer e identità può essere interpretato secondo due punti di vista complementari.

Da una parte la Rete, rendendo molto facile il camuffamento nel gioco delle identità, accompagna il processo di offuscamento dell’identità connotata da confini sempre più sfumati. In questo senso se si accetta la concezione della moderna sociologia che vede l’identità come il prodotto delle relazioni sociali, è da notare come Internet, accelerando il ritmo delle esperienze e delle interazioni, determini il carattere proteiforme dell’identità postmoderna la quale si frammenta in maschere e ruoli. Internet è dunque lo strumento di tale frammentazione dato che le maschere sono immediatamente disponibili.

Tuttavia, nello stesso tempo, Internet rappresenta la possibilità di trasformare le insidie della frammentazione dell’identità in nuove risorse e potenzialità per l’individuo. L’incorporeità tipica della “ciber-interazione”, forgia un nuovo concetto di identità parallelo e sovrapposto a quello reale. Emerge infatti, nella comunicazione in rete, la possibilità di costruire identità diverse, contigue e differenziate rispetto a quella vincolata al principio di identità stabile di stampo moderno. Dalla capacità mimetica (nel senso di mimesis aristotelica) dell’individuo, dalla moltiplicazione degli pseudonimi o degli avatar, nasce dunque l’identità postmoderna che definisce un soggetto errante.

È così che l’identità nomade (Boccia Artieri, Mazzoli, 2000) definibile come un io molteplice e in evoluzione, si muove all’interno dello spazio cibernetico, con maggiore disinvoltura e libertà che nella vita reale. Il problema tuttavia resta aperto: e-mail, chat line e giochi di ruolo costituiscono nuove risorse gestibili dall’individuo il quale, spegnendo il computer può interrompere il “gioco” e abbandonare un ruolo; oppure sono la strada verso la dissociazione schizofrenica della personalità multipla?

Sembra che il gioco con l’identità e la sperimentazione siano tali solo se, in qualsiasi momento, si può scegliere di interrompere il gioco e tornare ad essere ciò che si era prima. Altrimenti si finisce con il perdersi nelle maschere e nei frammenti delle identità fittizie.

Autore: dr. Valeria Manelli

Una nuova concezione del benessere psicofisico

Una nuova concezione del benessere psicofisico

Data di pubblicazione: 17 settembre 2019

Godere di buona salute non significa solo riscontrare l’assenza di sintomi specifici o ottenere l’esito regolare di tutte le analisi possibili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente ridefinito il concetto di salute come “uno stato di completo benessere fisico, spirituale e sociale”, rendendo ormai obsoleta la vecchia idea di salute quale semplice “assenza di sintomi patologici”. Quante persone sono uscite frustrate e sconfortate da uno studio medico, dopo aver cercato aiuto per risolvere un inequivocabile senso di malessere? E quante alle proprie obiezioni si sono sentite rispondere: “Lei non ha niente, è sanissimo”?.

I dati da prendere in considerazione per una corretta definizione della salute, includono, oltre allo stato fisico ed emozionale, anche altri parametri come lo stress, la disponibilità a rispondere ai cambiamenti imposti dalla vita moderna, e la capacità di entusiasmarsi. Quest’ultimo è forse il dato più difficile da definire scientificamente, ma rappresenta un elemento di fondamentale importanza nel quadro generale del paziente, un fattore che solo una persona e non una macchina, potranno mai diagnosticare.

Questi parametri a loro volta sono strettamente collegati tra loro e la psicosomatica si occupa d’interpretarli in base ad una visone integrata dell’essere umano. Nel quadro culturale odierno il contributo portato da questa scienza non è più messo in discussione. A tutti noi è noto, quanto i problemi di tipo emotivo si ripercuotano sul corpo, dando origine a quella che si definisce una malattia psicosomatica. Il passo successivo, proposto attualmente, è quello di prendere in considerazione l’ipotesi che buona parte delle malattie siano in un certo senso psicosomatiche, anche quelle causate da virus o batteri. Un organismo dotato di un buon equilibrio psicofisico infatti tende a non ammalarsi e grazie ai normali meccanismi immunologi è in grado di riconoscere e contrastare tempestivamente l’aggressione degli agenti nocivi.

Sempre più quindi il benessere passa attraverso una azione attiva di presa in carico di se stessi, attraverso comportamenti cosìdetti “sani” che non sfocino nel bisogno di controllo, che gratificano e rinforzano il fisico e la mente e il sistema di gratificazione emotiva, senso di soddisfazione e genera entusiasmo.

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