SEDE ROMA - ZONA SAN GIOVANNI / RE DI ROMA | TEL 06 64821325 | seguici su:   facebook  youtube  instagram  linkedin

Attività Istituzionali

  • Attività istituzionali

    Attività istituzionali

    Psicoterapia economicamente accessibile, qualitativa e professionale. L’Associazione PSY ONLUS considera “la psicoterapia un bene che deve essere fruibile a tutti, indistintamente da sesso, religione, etnia, posizione. Questa mission personale e professionale, oltre che essere presente nella pratica professionale individuale, ha trovato forma nella costituzione nel 2005 dell’Associazione PSY ONLUS – Consultorio Psicoterapia e Psicologia Clinica. Questa realtà garantisce l’utenza in quanto il lavoro in rete di un professionista determina una costante valutazione della sua qualità professionale, oltre che dell’aderenza al codice deontologico professionale, elementi fondamentali nell’esercizio di qualsiasi professione ma che in questa sono necessari più dei titoli accademici.
  • Psicoterapia per tutti

    Psicoterapia per tutti

    Si tratta di servizi che, utilizzando specifiche tecniche terapeutiche, propongono percorsi di comprensione e cambiamento, profondo e globale, dei processi personali attraverso i quali le persone si limitano e si mantengono nel disagio.

    Scopri di più

  • Sportello di Ascolto Psicologico

    Sportello di Ascolto Psicologico

    Lo Sportello di Ascolto Psicologico è stato pensato e voluto come uno spazio di accoglienza delle persone, dentro il quale è possibile offrire risposte ai vari interrogativi che via via vengono a formarsi nel corso della vita.Lo Sportello è un Servizio Gratuito e di libero accesso ed è aperto ogni primo sabato del mese presso la sede della nostra associazione dalle ore 10 alle ore 13.

    Scopri di più

  • Sportello famiglia

    Sportello famiglia

    Lo Sportello Famiglia è un’attività di prevenzione della gestione della conflittualità genitoriale finalizzata alla riduzione del danno evolutivo sui figli minori.

    Scopri di più

  • Sportello Benessere Alimentare

    Sportello Benessere Alimentare

    Il benessere alimentare è un fattore preventivo della salute delle persone.

    Scopri di più

  • Sportello per le vittime di Cyberbullismo

    Sportello per le vittime di Cyberbullismo

    L’associazione Psy si rende attiva nella lotta a questo tipo di comportamenti, mettendo a disposizione uno spazio settimanale di accoglienza e supporto alle giovani vittime.

    Scopri di più

  • Emergenza Covid-19

    Emergenza Covid-19

    L’Associazione ha attivato il Sportello Send Help – intervento psicologico per aiutare a sostenere l’emergenza emotiva derivante dalla pandemia e lo Sportello a Distanza per sostenere le donne vittime di violenza e con problemi di dipendenza psicologica

    Scopri di più

  • Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi

    Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi

    Sono consulenze specialistiche per disagi relativi alla sfera personale e psichica finalizzate all’inquadramento diagnostico e alla cura attraverso lo sviluppo di un piano terapeutico

    Scopri di più

  • Mediazione familiare

    Mediazione familiare

    La Mediazione si pone l’obiettivo di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un’ottica di continuità genitoriale.

    Scopri di più

  • Sai a chi rivolgerti?

    Sai a chi rivolgerti?

    Sono consulenze specialistiche per disagi relativi alla sfera personale e psichica finalizzate all’inquadramento diagnostico e alla cura attraverso lo sviluppo di un piano terapeutico

    Scopri di più

  • Rete Territoriale

    Rete Territoriale

    Scopri di più

  • Attività istituzionali
  • Psicoterapia per tutti
  • Sportello di Ascolto Psicologico
  • Sportello famiglia
  • Sportello Benessere Alimentare
  • Sportello per le vittime di Cyberbullismo
  • Emergenza Covid-19
  • Consulenza psichiatrica e psicodiagnosi
  • Mediazione familiare
  • Sai a chi rivolgerti?
  • Rete Territoriale
INFORMAZIONI
  • Erogazioni liberali alle ONLUS

    Le persone fisiche possono dedurre dal reddito complessivo le liberalità erogate a favore delle Onlus, nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di € 70.000,00 annui.

    Scopri di più

  • Quanto costa la Psicoterapia

    L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha stabilito dagli ordini professionali che prevede il costo di ogni singolo incontro a seconda del tipo di intervento (individuale, di gruppo, familiare, ecc.).

    Scopri di più

  • Consulenza competente

    La malpratique professionale è ancora diffusa e crediamo che una utenza informata possa essere un viatico alla svolgimento corretto di una professione molto utile e che amiamo.

    Scopri di più

  • Colloquio Psicologico Gratuito

    La consulenza psicologica gratuita è un intervento, se effettuato sulla base di specifiche competenze professionali e tecniche, che ha di per se una azione di cura ed è una prestazione professionale che ha già la potenzialità di generare il cambiamento.

    Scopri di più

  • Parcella deducibile / rimborsabile

    Chiedete fin dall’inizio quanto costa la consulenza o la terapia. Le assicurazioni complementari coprono una parte dei costi per psicoterapie fornite da psicoterapeuti liberi professionisti.

    Scopri di più

  • Codice di condotta

    Relativo all'utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell'attività professionale degli psicologi.

    Scopri di più

  • Diritti del paziente

    Quando si fa ricorso ad un servizio psicologico si è in presenza, dal punto di vista legale, di un mandato. Lo psicologo specialista s’impegna a svolgere con cura il compito affidatogli.

    Scopri di più

  • Codice deontologico

    In 42 articoli il testo approvato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine nell'adunanza del 27-28 giugno 1997.

    Scopri di più

  • Consulenza o Terapia?

    Rivolgersi allo psicologo – psicoterapeuta non significa per forza impegnarsi in un lungo (e quindi anche costoso) percorso.

    Scopri di più

  • Quanto può durare la Psicoterapia

    La durata della psicoterapia, oltre che dai tempi interni della persona e dalla sua situazione di partenza, dipende inoltre dagli obiettivi che vengono posti insieme tra terapeuta e paziente.

    Scopri di più

Bullismo e cyberbullismo e suicidio

Data di pubblicazione: 8 ottobre 2019

Ennesima vittima dei bulli e scatta nuovamente l’allarme bullismo. Tutti ne parlano, pronti per approvare la legge contro il bullismo per punire anche penalmente chi commette questo tipo di comportamenti per cui migliaia di bambini e adolescenti continuano a soffrire e subire angherie tra i banchi di scuola.

Muore per colpa dei bulli”, si legge spesso nei giornali, “adesso sarete contenti” scrive lei rivolgendosi ai suoi aguzzini.

Istigazione al suicidio? Cosa scatta nella testa di una creatura per arrivare a semplicemente pensare di farla finita quando ancora non è iniziata?

Quello che uccide del BULLISMO è la costanza e la ripetitività. NON è uno scherzo anche pesante che ha una fine, che fa arrabbiare ma che finisce lì. NON è una litigata tra amici o compagni per una motivazione specifica. È una presa di mira CONTINUATIVA, senza un valido motivo, per l’aspetto fisico, per un tratto caratteriale, per una abitudine, perché considerati diversi o “sfigati”. Un bersaglio, spogliato della sua umanità, un oggetto dei divertimenti su cui scaricare la propria frustrazione, rabbia, mancanza di empatia e ricerca di un ruolo, quello del bullo. È facile prendersela con chi è più debole psicologicamente, con chi è più sensibile, considerato più fragile, con chi ha emozioni e sentimenti e NON riesce a farsi scivolare addosso tutta questa crudeltà completamente gratuita.

Molti bambini e adolescenti vittime di questi carnefici non capiscono il perché, chiedono spesso perché i bulli non si rendano che gli stanno facendo del male, perché si accaniscono contro di loro e che cosa hanno di sbagliato per subire tutto questo. È lì, è in quel momento che scatta l’allarme, si diventa una vittima passiva, ci si identifica in quel ruolo, ci si incastra in tunnel troppo scuro, senza via d’uscita perché ci si sente soli contro i bulli. Arriva il momento che tutto questo diventa troppo pesante e si arriva a pensare che l’unica via d’uscita sia il SUICIDIO.

Per troppi bambini e adolescenti la scuola diventa una PRIGIONE, c’è un rifiuto della scuola per paura di quello che possa succedere durante l’orario scolastico. L’aspetto che fa più male alle vittime è l’atteggiamento omertoso dei compagni che ridono, chi espressamente, chi in maniera silente, delle prese in giro dei bulli. L’OMERTÀ uccide più del comportamento diretto, perché non si capisce come i compagni possano approvare tutto questo.

Se parliamo di cyberbullismo, video e foto e insulti e quant’altro che vengono inviati via chat, sui social si può osservare come nessuno si dissoci per paura di mettersi dalla parte del più debole. Nessuno che prende il coraggio e dice “adesso basta!”. Se tutti i compagni dicessero basta il bullo sarebbe in minoranza, sarebbe spogliato del suo ruolo e quindi arginato.

La scuola si deresponsabilizza facendo qua e là qualche intervento anti-bullismo in cui in genere viene fatta una paternale ai ragazzi su ciò che è giusto e ciò che non è giusto fare, che entra da un orecchio ed esce dall’altro. Gli si consegna opuscoli che vengono buttati perché parliamo della e-generation a cui bisogna parlare attraverso il digitale.

Gli insegnati non sono formati e soprattutto NON sono obbligati a formarsi su queste problematiche e NON sono in grado di riconoscere i segnali per arrivare prima che succedano le tragedie. Li definiscono scalmanati, classi difficili e in mezzo a queste problematiche c’è qualcuno che soffre nel suo silenzio e nella sua solitudine.

Perché non parlano con gli insegnanti? Perché hanno paura delle reazioni spesso esagerate e punitive che gli si possono ritorcere contro incrementando l’odio da parte dei bulli.

La famiglia ha un ruolo fondamentale. I genitori devono informarsi, devono conoscere nel dettaglio quali possono essere le problematiche a cui un figlio può andare incontro, quali sono i segnali da un punto di vista emotivo e comportamentale di un disagio. Prima si riconoscono prima si interviene.

I genitori non si devono fermarsi ad un apparente dialogo con i figli che spesso hanno paura di creare un problema e di far soffrire il genitore troppo coinvolto nella gestione delle problematiche quotidiane e di non essere pienamente compresi. L’errore più frequente di una madre e di un padre è di sottovalutare una comunicazione del figlio e di considerarla come un problema normale tra ragazzi e della crescita. Mai sottovalutare e neanche andare in iper-allarme. Anche le reazioni eccessive spaventano i figli che eviteranno di parlare.

Quali sono i segnali a cui stare attenti?

Attenzione ai cambiamenti di umore, alle scuse frequenti per non andare a scuola, ad una maggiore chiusura e mancanza anche di voglia di uscire. Attenti ai brutti sogni, al mal di pancia, al mal di testa e alle malattie un po’ più frequenti, a volte ciò che non si riesce a dire a parole lo si racconta con il corpo. Non sottovalutate un cambiamento nel rendimento scolastico, problemi con le amicizie, un po’ più di chiusura, attenzione ai loro comportamenti e soprattutto al non verbale. Non sono campioni di comunicazioni dirette ma in maniera indiretta esprimono il proprio dolore e la propria sofferenza. Monitorate ogni tanto i movimenti online ed i social network che spesso raccontano la loro vita e le loro emozioni.

Non lasciateli solo a combattere una lotta contro i bulli perché rischiano di perdere, di non farcela e di rinunciare a combattere.

La medicina della mente.

Data di pubblicazione: 4 ottobre 2019

Lo psicologo svolge attività sanitaria riconosciuta dallo Stato Italiano e può svolgere attività di diagnosi, cura, prevenzione e riabilitazione. Per tale motivo svolge atti sanitari con le responsabilità ad essi connessi. Se specializzato in psicoterapia svolge un atto medico, ossia un atto svolto al fine di promuovere la salute e il funzionamento, prevenire le malattie, effettuare diagnosi, prescrivere cure terapeutiche o riabilitative, nei confronti dei pazienti, individui, gruppi, comunità nel quadro delle norme etiche e deontologiche

La psicoterapia è quindi un atto medico finalizzato alla cura e alla guarigione della malattia mentale: questa idea forte, che si impone nel dibattito culturale anche per le ripetute sollecitazioni della giurisprudenza. Il senso di “medicina della mente” si riferisce alla intenzionalità di affrontare, per curare, la malattia psichica. I duri attacchi di quanti non hanno voluto accettare il pensiero di una originaria sanità mentale che, come tale, poteva cadere nella malattia, hanno con ciò stravolto il significato della parola “psicoterapia”, diventata per molti sinonimo di assistenza, “prendersi cura” che presuppone l’immutabilità e quindi l’incurabilità della condizione altrui (Fagioli, M)

DIAGNOSI PSICOLOGICA E DIAGNOSI PSICHIATRICA – La diagnosi psicologica, , è un giudizio clinico teso a valutare aspetti e processi della personalità, modalità relazionali, livelli di competenze cognitive, struttura della personalità, e in genere a descrivere le funzioni psichiche del soggetto, normali e patologiche. È una sorta di “mappatura” del funzionamento psichico che si traduce in una descrizione narrativa il più possibile sistematica e deve rispondere sia a requisiti di specificità (che cosa caratterizza quel dato individuo) sia di generalizzabilità (che cosa ha in comune quell’individuo con altri che presentano caratteristiche simili). Tale diagnosi è effettuata unicamente con strumenti tipici (non esclusivi) della professione di psicologo, quali il colloquio clinico, l’osservazione, la somministrazione di test di personalità o di livello. n Diagnosi psichiatrica – Intendiamo con diagnosi psichiatrica il giudizio clinico consistente nel riconoscimento o nell’esclusione di una condizione morbosa dell’apparato psichico, tendente a un inquadramento nosologico della patologia riscontrata, secondo i criteri stabiliti dalle classificazioni internazionali. Tale diagnosi è effettuata attraverso il colloquio clinico, l’osservazione e con la somministrazione di test e di altri strumenti di indagine di competenza medica. La diagnosi psicologica, quindi, «comprende un ventaglio più ampio di obiettivi di rilevamento di dati e nello stesso tempo un repertorio più ristretto di strumenti diagnostici» (Calvi, 2013). Nella diagnosi psicologica, soprattutto in ambito forense, l’utilizzo della nosografia descrittiva della psicopatologia, come si è detto, è a volte oggetto di contestazione, ad esempio da parte di alcuni psichiatri che ritengono di loro esclusiva pertinenza l’utilizzo di manuali diagnostici e la classificazione in essi contenuta (si veda, ad esempio, il DSM nelle sue diverse edizioni), contestazioni che causano poi incertezze e conflitti tra avvocati, e tra magistrati e avvocati, sulla definizione delle competenze professionali dei consulenti. L’argomentazione proposta dai colleghi psichiatri non è sostenibile per le ragioni sopra evidenziate, ma anche a causa del fatto che il ragionamento da essi proposto pone l’accento sulla qualità dell’atto professionale (la diagnosi di psicopatologia e la sua classificazione nosografica) che sarebbe di esclusiva pertinenza medico-psichiatrica, configurando di fatto, per questa ragione, l’attività diagnostica dello psicologo attraverso una classificazione nosografica come un abuso di professione. Appare utile al riguardo rinviare al concetto di “atto tipico di una professione”, che permette di chiarire i confini del corretto operare professionale. Ciò che consente di individuare un atto professionale dello psicologo come tipico, oppure no, è l’uso di determinati strumenti e non semplicemente la finalità dell’atto (in questo caso la diagnosi) o le conclusioni alle quali giunge l’atto stesso (patologia o normalità del funzionamento psichico). Oltre a ciò, l’atto professionale dello psicologo, per essere definito “tipico”, deve radicarsi in una teoria appartenente all’area della psicologia e riferirsi a uno “scopo” o “finalità” specifici della professione che, nel nostro caso, sono indicate dall’art. 1 della legge 56/89 sull’ordinamento della professione di psicologo. «Un atto tipico dello psicologo è quell’atto che si avvale di certi strumenti e che insieme si radica, nella scelta e nell’uso degli strumenti stessi, su quelle conoscenze teoriche e su quelle abilità tecniche che derivano dalla sua specifica formazione in campo psicologico. Vi è dunque una coniugazione tra la teoria e la tecnica, per cui la teoria senza tecnica rimane nel campo puramente astratto e speculativo, mentre la pratica senza un fondamento teorico conduce all’attività selvaggia […]» (Calvi, 2013); a ciò si aggiunge «la finalità dell’atto, volto alla conoscenza dei processi mentali consci e inconsci e l’eventuale intervento sulla realtà psichica dell’altro» (Idem). La differenza tra l’atto diagnostico compiuto dallo psicologo o dallo psichiatra trova quindi la sua differenza negli strumenti utilizzati e utilizzabili (e non nella finalità dell’atto), strumenti che nel caso dello psichiatra sono più ampi, in quanto egli ha la possibilità di utilizzare strumenti di indagine di esclusiva compe-tenza medica. Ovvero: nel momento in cui psicologo e psichiatra effettuano una diagnosi psicopatologica attraverso l’osservazione, il colloquio clinico e attraverso la somministrazione di test, operano utilizzando strumenti comuni alle due professioni (e anche con la stessa metodologia, se entrambi fanno riferimento allo stesso modello teorico scientifico), per la medesima finalità. Viceversa, nel caso in cui lo psichiatra decida, ad esempio, di pervenire a una diagnosi “ex juvantibus”, attraverso la somministrazione di farmaci, opera utilizzando strumenti di esclusiva pertinenza medica. Inoltre, al di là dell’uso di strumenti specifici della disciplina psicologica, la diagnosi comporta la risposta a domande di natura psicologica: «I fatti descritti diventano oggetti psicologici, anche se gli stessi fatti potrebbero essere oggetti di altre scienze, se indagati e descritti secondo quesiti, procedure e codici propri di altre scienze»; inoltre, le opzioni metodologiche e le prassi operative realizzate dal professionista psicologo non solo «ritagliano e costruiscono l’oggetto psicologico, ma poiché possono essere mostrate, esplicitate e constatate dall’interlocutore garantiscono anche la possibilità di verifica e accordo soggettivo» (Granieri, 2010).

Nell’esercizio dell’attività diagnostica, come di qualsiasi altra attività professionale, lo psicologo ha l’obbligo di esercitare non solo in scienza, ma anche in coscienza. Ciò determina l’assunzione non solo di responsabilità morali, ma anche di responsabilità giuridiche. n L’art. 5 del Codice Deontologico prescrive inoltre: «Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina specificatamente nel settore in cui opera. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto, solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e i riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente,aspettative infondate». Quindi, nell’ambito delle possibilità riconosciute formalmente dalla legge di effettuare diagnosi psicologica e delle possibilità operative derivanti dalla propria formazione, il singolo psicologo risponde giuridicamente della propria competenza nell’uso della metodologia diagnostica, degli ambiti di applicazione della propria attività psicodiagnostica, dei risultati in tal modo ottenuti e del giudizio diagnostico finale espresso. In relazione all’art. 5 del Codice Deontologico, lo psicologo è quindi responsabile giuridicamente di un’azione professionale per imperizia o altro difetto di competenza e di esecuzione tecnica. Nell’ambito clinico-forense, inoltre, si sono condivise nel tempo ”linee guida” e “buone prassi” riconosciute dalla comunità scientifica di riferimento e inserite nel percorso formativo specialistico (Psicologia Giuridica, Psichiatria Forense, Criminologia Clinica, Psicologia Clinica), che strutturano e supportano, in termini deontologici e metodologici, le attività del professionista nell’ambito peritale (Linee guida AIPG, SINPIA, CISMAI, Protocollo di Milano, Carta di Noto, Protocollo di Venezia, ecc.). Citiamo ad esempio la Carta di Noto (anche nelle integrazioni successive del 2002 e del 2011), che indica le linee guida da utilizzare nell’ambito dell’ascolto del minore vittima/testimone di reato. La metodologia in essa indicata è ormai riferimento accreditato e condiviso trasversalmente dalle figure professionali coinvolte, al fine di ottenere un corretto svolgimento delle operazioni peritali e una conseguente corretta valutazione in termini metodologici, tecnici e scientifici delle risultanze riconosciute, quindi, in tal senso, anche giuridicamente.

cit.  Consulta Psicoforense dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte

La professione di Psicoterapeuta

Data di pubblicazione: 4 ottobre 2019

Lo psicoterapeuta, a differenza dello psicologo clinico, che auspicabilmente dovrebbe essere esclusivamente psicologo, può essere sia psicologo, che medico.

Se psicologo, lo psicoterapeuta ha, dopo essersi laureato e abilitato, conseguito la specializzazione e la qualificazione in psicologia clinica e psicoterapia, il che significa che oltre agli approfondimenti specialistici propri della specializzazione clinica, egli ha seguito per anni una formazione qualificante specialisticamente psicoterapeutica, in uno dei vari indirizzi della psicoterapia. 

In particolare, inoltre, per divenire psicoterapeuta, egli si è sottoposto per anni ad un’analisi personale, sia per sperimentare in prima persona su di sè l’applicazione della psicoterapia e sia per individuare e risolvere le proprie discrasie psicologiche, prima che gli venga consentito di cominciare a seguire dei pazienti. Da alcuni anni in Italia questo percorso è stato regolamentato per legge, per cui attualmente la specializzazione e la qualificazione in psicoterapia, dopo la laurea, possono e devono essere conseguite, sia presso le scuole di specializzazione universitarie e sia presso le scuole private che abbiano ottenuto il riconoscimento dallo Stato. In ogni caso, durante la fase finale di formazione, il futuro psicoterapeuta normalmente comincia a seguire i primi pazienti sotto la supervisione dei didatti e normalmente è prassi diffusa e in alcuni casi obbligo, che il terapeuta già qualificato, si sottoponga a supervisione clinica e personale, periodicamente, per tutta la sua vita professionale. Inoltre egli deve costantemente mantenersi aggiornato nel vasto campo delle neuroscienze, quasi sempre essendo membro di istituzioni scientifiche a carattere internazionale.

Se medico, lo psicoterapeuta segue dopo la laurea e l’abilitazione, esattamente lo stesso percorso già descritto per lo psicologo. Nel suo caso, però, gli è possibile, oltre che conseguire la specializzazione in psicologia clinica, scegliere di conseguire in alternativa la specializzazione in psichiatria o altro. Per cui lo psicoterapeuta psicologo è esclusivamente psicologo-clinico-psicoterapeuta, mentre lo psicoterapeuta medico è medico-altra specializzazione varia-psicoterapeuta. Ovviamente per il medico è fortemente consigliato, se vuole validamente qualificarsi in psicoterapia, seguire dopo la laurea esclusivamente psicologia clinica o psichiatria, specialmente perchè a differenza dello psicologo egli proviene da un corso di studi universitari, che per la loro organizzazione, lo hanno praticamente lasciato del tutto ignaro anche dei minimi fondamenti, non solo della psicologia, ma anche della psicofisiologia, cioè lo studio del cervello psichico. Infatti quasi sempre il medico mantiene la visione del cervello e del sistema nervoso centrale, soltanto dall’ottica neurologica e ciò lo rende spesso poco preparato e inadeguato nella diagnosi e nel trattamento delle malattie psicosomatiche.

Una volta formatosi, lo psicoterapeuta, da qualsiasi delle due facoltà universitarie provenga, è uno specialista qualificato alla diagnosi e cura dei disturbi psichici e delle malattie mentali. Poichè nella maggior parte dei casi il trattamento dei disturbi psichici e delle malattie mentali, richiede la somministrazione binaria sia della psicoterapia che della psicofarmacoterapia, ovviamente lo psicoterapeuta psicologo deve affiancarsi ad una o più figure mediche. Ciò non significa, comunque, che lo psicoterapeuta psicologo non sia competente sul versante biologico dei disturbi e delle malattie che tratta, ma significa che, non essendo medico, non può stabilire in proprio nè diagnosi, nè terapie, quando implicano anche valutazioni di medicina generale o specialistica. Per questo deve avvalersi della collaborazione di medici. Lo psicologo psicoterapeuta comunque è in grado di eseguire autonomamente le anamnesi, cioè le indagini cliniche che possano condurlo competentemente al “sospetto diagnostico”, cioè a sospettare le variabili per la diagnosi differenziale, in modo da potere interagire competentemente con il medico del quale si avvale della collaborazione. Questa competenza dello psicoterapeuta psicologo, è indispensabile affinchè possa essere evitato il rischio di intrattenere in monoterapia psicoterapica un paziente che potrebbe invece giovarsi tempestivamente del supporto degli psicofarmaci, o di altre terapie mediche. Oppure per evitare che disturbi psicologici con eziologia primariamente organica, vengano trattati eludendo la malattia somatica che li produce. Inoltre questa competenza da parte dello psicologo psicoterapeuta è indispensabile, affinchè la somministrazione degli psicofarmaci, spesso necessaria durante la psicoterapia, non avvenga da parte del medico in funzione isolata rispetto alla contemporanea psicoterapia. Anzi, lo psicologo psicoterapeuta deve essere in grado di valutare autonomamente, circa gli psicofarmaci, ipotesi sulla categoria farmacologica, la posologia, la combinazione e la durata del trattamento e inoltre circa le varianze osservabili relativamente all’interazione fra i farmaci e gli accadimenti in psicoterapia. Queste sue ipotesi autonome, che deve essere in grado di produrre con competenza indipendente, saranno condivise con il medico affinchè questi, a sua volta, possa fare le altre valutazioni mediche necessarie e di sua competenza, per passare alla fase pratica della prescrizione che, in ambito psichico, non deve mai essere un atto isolato del medico.

lo psicoterapeuta medico, in linea puramente teorica potrebbe anche agire in modo soggettivamente isolato nei vari passaggi descritti nel paragrafo precedente, poichè potrebbe coagulare in sè sia la figura psicoterapeutica, che medica. Ciò, pur essendo teoricamente possibile, è, da un punto di vista clinico, fortemente sconsigliabile, se non addirittura errato e controproducente. Infatti l’efficacia del trattamento psicoterapeutico, si fonda su una moltitudine di fattori, uno dei quali è il fatto che lo psicoterapeuta deve rimanere rigorosamente una figura di riferimento con cui condividere ed elaborare i contenuti e i processi mentali e, qualunque sia il metodo e la tecnica dello psicoterapeuta, è fondamentale che le questioni circa le situazioni, l’ambiente, gli eventi quotidiani del paziente, restino in secondo piano rispetto ai contenuti e ai processi mentali, nel senso che esse devono essere trattate soltanto come elemento di riferimento per giungere subito ai contenuti e ai processi mentali coinvolti con quelle situazioni o eventi. Altrimenti la psicoterapia si deforma e si trasforma rapidamente in una qualsiasi forma di consulenza, o peggio, di chiaccherata sulle varie situazioni, per esordire in consigli, pareri, conforto e così via. 

Se accade questo, non c’è più psicoterapia. 

E’ dunque evidente che se lo psicoterapeuta medico fa anche il medico con il paziente che segue in psicoterapia, inevitabilmente si trasferisce dalla mente al corpo, agli oggetti reali del quotidiano, deve praticamente intervenire nel mondo reale del paziente e offre a questi un pretesto formidabile per contaminare continuamente le sedute di psicoterapia, con questioni organiche, farmacologiche, familiari e situazionali, organizzative, implicando spesso altri familiari nelle visite e nelle cure e così via. In pratica lo psicoterapeuta medico deve scegliere con ogni paziente se essere il suo psicoterapeuta, o il suo medico, evitando con molta attenzione di essere ambedue insieme. Queste considerazioni implicano la conclusione circa il fatto che è indifferente che lo psicoterapeuta sia psicologo o medico: egli deve essere comunque un bravo psicoterapeuta, con serie competenze psicologiche e psicobiologiche, nel momento diagnostico e psicofarmacoterapeutico. Per tutto il resto deve intervenire un altro medico con il quale lo psicoterapeuta deve interagire nei modi già descritti.

Nonostante l’attuale situazione formativa, universitaria e post universitaria, in Italia vi sono sicuramente molti psicoterapeuti affidabili, più di quanti ne formerebbe l’organizzazione universitaria attuale. La buona qualità degli psicoterapeuti italiani è stata data, finora, dalla buona volontà e intraprendenza dei singoli, i quali hanno perfezionato la loro preparazione, oltre l’iter previsto, a proprie spese e spesso servendosi di istituzioni private e residenti all’estero. Ciononostante è urgente una drastica riforma universitaria e post-universitaria, poichè resta alto il rischio di avere psicologi psicoterapeuti scarsamente preparati sul versante psicobiologico e medici psicoterapeuti scarsamente preparati sul versante psicologico.

Lo psicoterapeuta e lo psichiatra, sono due figure da distinguere nettamente. Lo psichiatra non è uno psicoterapeuta.

“Realizzato in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna”.

DISTURBI TRATTATI
CHI SIAMO

L'Associazione Psy ONLUS considera fondante l’idea che la professione clinica sia un bene che deve essere fruibile a tutti, indistintamente da sesso, religione, etnia, posizione sociale ed economica e deve essere sempre qualitativa e professionale, ciò che nel pubblico non sempre è possibile e nel privato non sempre è garantito.

Associazione PSY Onlus ha scelto l'accountability e rende accessibili i suoi dati su Italia non profit

Coccarda Italia psicoterapia psicoterapia aperta

MODULO CONTATTI












     

    <span style='color:red;'>*</span> Acconsento al trattamento dei dati forniti in base all'<wbr>informativa sulla privacy, di cui ho preso visione. <a href='/privacy-policy' target='_blank'>Consulta la Privacy Policy.</a>
    Voglio rimanere informato sulle novità ed i servizi dell'Associazione iscrivendomi alla newsletter.
     


    captcha




    Dove Siamo

    Sede ROMA – Zona San Giovanni (fermata Metro A – Re di Roma)

    Via Ardea, 27 int.8 – Roma – 00183
    tel. +39 06 64.82.13.25